[VIDEO] Juliane assange: il giornalista che non meritiamo

Spiegato semplice

Un uomo di nome Julian Assange ha avuto molti problemi perché ha mostrato al mondo alcune cose segrete che i governi non volevano che la gente sapesse. Molte persone nei giornali e nella politica non parlano bene di lui e non lo consideranoeroe come fanno con un altro uomo di nome Navalny. Assange è in prigione in Inghilterra e potrebbe essere mandato neglidove potrebbe avere ancora più problemi. Dice che lui ha solo cercato di dire la verità su cose importanti, ma molte persone non sono contente di questo.

Fine spiegato semplice.

Il verdetto sull’estradizione di Assange è rinviato a data da destinarsi, ma la condanna sembra chel’abbia già ricevuta. Una condanna già nel passato, nel presente mentre attende il suo destino, ma anche nel futuro. La sua condanna è mediatica.
a condannarlo è la quasi totalità della stampa italiana, e buona parte della politica. il 90 cento delle testate giornalistiche decidono scientemente di non dedicare ad Assange le prime pagine dei quotidiani, pur di non parlare di lui si batte la qualsiasi notizia, perfino Baggio merita la prima pagina più di lui. Laddove se ne parla, il tutto è diluito in un insopportabile parallelismo quello con Navalny, atto esclusivamente a tentare di spiegarci comesi che sia un vero eroe, Assange no.
la motivazione? Assange non gioca per la squadra giusta, ha l’enorme peccato di aver messo in imbarazzo quella parte di mondo che non deve essere mai messa in imbarazzo. Assange ha pestato i piedi agli Stati Uniti, e la sua immagine deve necessariamente uscire da tutto questo calvario sporcata, svalutata, delegittimata.
analizziamo insieme la storia di Assange in questo video, vedendo come nel corso degli anni la sua condanna è stata lenta e inesorabile e come, indipendentemente dal verdetto questa condanna è gia segnata e non cambierà.
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Trascrizione del video

Vabbè dai, abbiamo capito. Il verdetto sull’estradizione da Assange non è arrivato. Ieri, infatti, dopo l’udienza conclusiva, i giudici si sono riservatinecessario per riflettere sulle argomentazioni delle parti in causa. Verdetto rimandato a data da destinarsi. Nonostante ci sia qualcuno che spera che questo rallentamento possa essere in qualche modo un segnale positivo per Assange, per me, invece, è inutile che ci giriamo tanto attorno. Il verdetto, qualunque esso sarà, non cambierà nulla di una virgola. Perché una sentenza ben peggiore è stata già apparecchiata da anni per Assange. Per Assange, la sua condanna giace là, ed è la condanna mediatica. Questa condanna mediatica c’era prima, c’è adesso, mentre Assange attende. Perché non è che, siccome hanno rinviato il verdetto, adesso Assange è libero. Non è che se sta a mangiare fish and chips in giro per Londra. Resta nella prigione di Belmarsh, o così come la definiscono, la Guantanamo inglese. Certamente non una spa. E la sua condanna mediatica ci sarà anche dopo il verdetto. Su questo potete star tranquilli. Perché hanno già preparato il terreno, sono anni che lo preparano. E proprio in questi giorni hanno martellato ancora di più. Tutti molto impegnati a dirci quanto Assange, no, non sia un eroe. Mica come Navalny. Eh, quello sì che è un vero eroe. Quello sì che è un vero dissidente contro i regimi. Assange, invece, no. Assange per la stampa è in sintesi uno stronzo. Perché? Ma è semplice. Perché ha svelato gli scheletri nell’armadio degli Stati Uniti. Non c’è bisogno di grandi contorcimenti mentali per dirlo, né chee la politica si sforzi particolarmente a dirlo. È palese, è esattamente questo il motivo. Navalny sì, Assange no. Perché a noi dissidenti ci piacciono solo quando sono funzionali a creare le retoriche di quanto siamo bravi noi e quanto sono cattivi tutti gli altri. Se invece i dissidenti ci mettono in imbarazzo, eh, lì allora non solo non sono santi, ma vanno anche demonizzati con ogni accusa possibile. E sul capo di Assange ne pendono tante di accuse. Ben 17 capi di accusa. Mentre attende che l’Alta Corte di Londra decida per la sua estradizione. Ovvero decida di consegnarglielo in fiocchettato e su un vassoio agli Stati Uniti. Dove sconterà 175 anni di carcere se gli va bene. Se gli va male, direttamente la pena de morte. Eh, perché noi mica siamo come i regimi, noi mica avveleniamo, noi facciamoletali. Che è più elegante. E Assange di certo, beh, non può essere mica come Navalny. Semplicemente perché il suo giornalismo è rivolto dalla parte sbagliata. Cioè quella che proprio non si può toccare. La parte buona del mondo che nasconde le sue malefatte sotto al tappeto così il resto del mondo non lo sa. Beh, Assange non è come Navalny, Assange è uno stronzo. E poi ad Assange d’altronde non hanno mica spaccato il cuore con un pugno come dicono in questi giorni di Navalny. Tecnica del KGB. Pai Mei ti ha insegnato la tecnica dell’esplosione del cuore con cinque colpi delle dita. Ma vabbè, sorvoliamo. Insomma diciamocelo così si è deciso e così sarà. E che questa sia l’immagine che Assange deve avere lo hanno deciso in molti. Lo ha stabilito il foglio. Navalny e Assange storia gli antipodi. Articolo di Giuliano Ferrara che dice testualmente che uno ha sfidato un regime sanguinario quello diovviamente perché noi invece fischia. L’altro invece tenta di sottrarsi alle leggi mettendo a repentaglio la nostra incolumità. Assange è pericoloso perché ha rivelato materiali sensibili allanazionale degli USA senza i quali la nostra non esisterebbe proprio. Ha stabilito anche il domani che titola il paragone sghembo tra Navalny e Assange. Perché il dissidente russo aveva deciso di combattere il sistema dall’interno. Anche per Libero Assange non è il Navalny dell’Occidente. La differenza tra noi e le dittature. C’è un’enorme differenza. Noi mica li ammazziamo al massimo li condanniamo alla pena di morte ma se ci capitano beh se la so quasi cercata. Come si vede che siamo diversi. E ce lo dice anche Repubblica che ci dice che oggi chi si concentra su Assange lo fa solo per delegittimare Navalny. Quindi a esse stronzo non è mica solo Assange ma pure tutti quelli che osano farse venire il leggerissimo sospetto che qui inse giochi un po’ troppo hai due pesi e due misure. Eppure che se parli un po’ troppo avvanvera le parole tipo libertà, se poi le verità le selezioniamo in base a convenienza. In sintesi che Assange deve essere questo lo ha stabilito la quasi totalità dellaitaliana. Che ieri mattina in prima pagina pur de non parlarne ci hanno buttato dentro de tutto de più. E anche quando ne hanno parlato ne hanno parlato solo in funzione di Navalny. Perché le verità di Navalny vanno bene, quelle di Assange no. Navalny se merita le fiaccolate. Assange invece è la spia, il terrorista, l’attentatore alla sicurezza nazionale. Ma si ma dimo io pure che scippava le pensioni ai vecchietti che rubava le caramelle aitanto ci si può buttare dentro un po’ de tutto no? Fa tutto brodo. Ma cerchiamo di capire perché Assange è così tanto uno stronzo. Raccontiamola un po’ questa sua imperdonabile storia. Vediamo quanto poco sia paragonabile al santo martire Navalny ma soprattutto perché non è paragonabile. Julian Assange, classe 1971. Giornalista, programmatore, attivista australiano. Il suo nome è legato a filo doppio a Wikileaks di cui nel 2006 diventa uno dei massimi promotori. Insomma, Assange è la voce di Wikileaks. E Wikileaks è una sorta di contenitore. Cioè nasce come un progetto per raccogliere e verificare l’autenticità di informazioni riservate che riguardano documenti governativi,e anche aziendali che sovraggiungono da informatori per le più disparate motivazioni. E le motivazioni di questi informatori possono essere veramente tantissime. Ci sta sicuramente chi entra in contatto con l’intenzione di dare roba che scotta per buttare giù il politico XY o il giornalista XY. Ma ad esempio ci stanno pure dipendenti che denunciano loschi giri dida parte di grandi multinazionali, grandi aziende con le mani in pasta nella criminalità. Quindi la linea di demarcazione tra le verità che vanno bene e quelle che vanno male appare essere sempre solo la finalità. Una finalità che onestamente ad Assange non è mai interessata troppo. Chi parla infatti di accanimento nei confronti dei poveri Stati Uniti dimentica forse cheesordisce nel 2006 pubblicando documenti che riguardavano una sorta di congiura per uccidere membri delSomalo. Dimentica forse che Wikileaks si è dedicata anche a scandali di carattere scientifico, come ad esempio mettere in luce il fatto che esistessero alcune e ricercatori che, come dire, ingigantivano un po’ il problema delcercando di farlo sembrare un po’ più apocalittico di quanto non sia. Che abbia pubblicato scandali anche relativi all’organizzazione Scientology. Una strana storia del 2008 sulle regole che riguardavano gli adepti che sempre nel 2008 si dedicò anche a scandali sui partiti di estremabritannici. Quindi no, nel mirino di Wikileaks non ci sono stati sempre e solo gli Stati Uniti, ma in realtà ci sono stati un po’ tutti. La colpa di Assange sembra essere piuttosto che i peggiori di questi scandali abbiano riguardato proprio gli Stati Uniti, che è una cosa un pelino diversa. È nel 2007 che Assange diventa un obiettivo degli Stati Uniti, perché è quello l’anno dell’inizio del suo calvario giuridico, è quello l’anno in cui pubblica documenti top secret che riguardavano Guantanamo. Sono documenti che riguardano le continue e ripetute violazioni della Convenzione di Ginevra riguardo i detenuti, articoli dove si evinceva che venisse negata loro l’assistenza tramite Croce Rossa, che casi urgenti erano stati fatti attendere fino a quattro settimane, che c’erano strani premi di buona condotta. Cioè, se uno si comportava bene veniva premiato con un rotolo di cartigienica, cosa che a quanto pare era un privilegio non accessibile a tutti i prigionieri. Eh, ma non siamo mica i regimi! Trasparivano anche tecniche di interrogatorio molto simili a delle vere e proprie torture, roba tipo l’annegamento simulato, la privazione del sonno. Traspariva anche che alcune confessioni erano state fatte non perché fossero vere, ma all’unico scopo di farle finire quelle torture, così come che a Guantanamo, in mezzo a veri terroristi, c’erano anche circa 150 persone totalmente innocenti. Insomma, tutta roba che in questo momento stiamo recriminando alla Russia. Eh, ma noi non siamo i regimi, è diverso. I documenti di Assange su Guantanamo cominciarono a girare sulle principali testate mondiali, Washington Post, Daily Telegraph. Insomma, per la prima volta esce fuori la realtà di Guantanamo agli occhi del mondo, mostrandoci non proprio degni di stare sui pulpiti a fare morali. E chiaramente questa cosa che imbarazzava non poco per gli Stati Uniti era già troppo. L’attività di Assange viene dagli Stati Uniti immediatamente bollata come deplorevole. Ma tutto si risolve, perché ai tempi c’è l’amministrazione Bush, ci stanno i Falchi. E chi è che sa coprire la realtà o mentire meglio dell’amministrazione Bush e dei Falchi? Eh, lì in mezzo c’era gente di un certo talento, eh. Ricordiamoci che sono sempre quelli che hanno fabbricato prove costruite a tavolino contro Saddam, le fintedi distruzione di massa mai esistite che porteranno a trascinare l’America nelin Iraq. Cioè, capite da soli che avevano un certo curriculum. Allora grazie a loro, come sempre, tutto si risolve mistificandola la realtà. Basta cambiare un paio di paroline qua e là ed è tutto a posto. I prigionieri non sono più proprio prigionieri, ma combattenti nemici. La parola tortura diventa interrogatorio potenziato e voilà, il gioco è fatto. Le verità che ci imbarazzano non ci imbarazzano più così tanto. E chi ha detto queste falsità diventa un millantatore barra criminale. Oh, hanno fatto credere che una provetta di farina di ceci fosse antrace, figurate che ci vuole a cambiare due paroline. Scherzi a parte, è così che è benizio, è così che Assange è entrato nel mirino e da quel mirino non c’è uscito più. Perché esattamente come dice quasi tutta la stampa e come dice buona parte della politica, Assange è un po’ stronzo, è uno che al profilo basso non me lo sa tenere e questo mi insiste. E passeranno solo tre anni, è il 2010 quando Assange firma la sua condanna con l’intelligence USA. Alla base di questa condanna c’è un nuovo materiale, ma questa volta loè un altro, si chiama Collateral Murder. Questa volta Wikileaks fa fare il giro del mondo a delleagghiaccianti riguardanti l’attacco aereo del 122007 a Baghdad. L’attacco compiuto dall’esercito degli Stati Uniti nei confronti dimentre stavano passeggiando. Nei video si sentiranno addirittura i soldati americani ridacchiare mentre fanno gli abbattimenti. Gli Stati Uniti si precipiteranno a dire che no, si trattava di uno scenario di combattimento dove era impossibile distinguere i militari dai civili. Ma nei video non c’è assolutamente nulla di tutto questo. Il documento top secret che riporta questi filmati venne trafugato e consegnato a Wikileaks dall’ex soldato Chelsea Manning, all’epoca dei fatti, Bradley Manning, prima della transizione, che verrà poi condannata a 35 anni per spionaggio. La condanna di Manning è simbolica, fa intuire che il cerchio intorno ad Assange si sta stringendo sempre di più. Ma quello, eh, se la va ancora a cercare. Eh, se sei uno che fa il lavoro suo senza far sentimori, eh, te la cerchi. E quindi il 25 luglio, sempre del 2010, lancia un’altra bomba mediatica. Cioè lo scandalo degli Afghan War Logs. Significa 76.910 report sulla guerra in Afghanistan. Che aprivano uno squarcio non proprio lusinghiero su quel conflitto che appariva così lontano e così tanto ignorato. Per capirci, in quel periodo Stati Uniti ed Inghilterra avevano i contingenti più grandi in Afghanistan. Pochissimo prima, a marzo 2010, Assange aveva pubblicato altri documenti, che però non avevano fatto grande scalpore. Una sorta di memorandum riservato della CIA. Dove però c’erano scritte delle cose molto interessanti. Robette da poco conto, come ad esempio tutte le tecniche dida utilizzare per impedire che l’opinione pubblica si svegliasse sul conflitto in Afghanistan. Cioè, sia mai che se potessero mai testare, gli potesse venire in mente e chiedere il ritiro delle truppe. E non c’erano soltanto le tecniche per tenerli sopiti, ma anche le tecniche di persuasione necessarie nel caso si fossero svegliati. Mettiamo per dire, se si svegliavano i tedeschi, come li convincevi che lainserviva? Ma è semplice, che cos’è che la Germania ha in grande numero? I migranti. E allora ma quale retorica migliore se non dirgli che quella guerra poteva contrastare il terrorismo? Eh, così quellie va bene, viva la guerra! Se ad esempio i dubbi fossero venuti ai francesi, lain quel periodo economicamente andava forte. E allora eccolo che il pericolo dei talebani potrebbe portare indietro l’economia francese. Da quei documenti si avvince che c’era una propaganda predisposta per tutti. Ma noi mica siamo i regimi, noi non la facciamo propaganda. Curioso però che questa propaganda che non esiste abbia più o meno gli stessi termini delle cose che abbiamo sentito negli ultimi due anni, no? Eh, saranno impressione. Ma Assange, che è oggettivamente uno che parla troppo, ha fatto trasparire anche altre informazioni. Come ad esempio informazioni sulla Task Force 373. Un’unità speciale che combatteva sì in Afghanistan, ma di cui il mondo non aveva minimamente la nozione. Nessuno sapeva nemmeno che esistesse la Task Force 373 prima di quei documenti. La prima volta che viene presentata al mondo, beh, non viene presentata in termini lusinghieri. Perché traspaiono uccisioni di bambini in circostanze non ben precisate e che gli Stati Uniti non preciseranno mai. Ma lo stronzo resta sempre Assange, perché l’ha raccontato, mica loro che l’hanno fatto. A quel punto gli Stati Uniti decidono che bisogna cominciare a fare quello che viene sempre fatto per delegittimare qualcuno, cioè iniziare ad infangarlo. E a mettere in moto la macchina del fango contro Assange ci penserà l’ex segretario didegli Stati Uniti Mike Pompeo, che comincerà a sobbillare strani rapporti tra Assange e la Russia. Eh, figurate, te pareva! Assange è un pioniere dei filobudiniani, in tempi ancora non così tanto sospetti. O almeno non come ora. Assange è spia del Cremlino, pacato in rubli, e pubblica documenti falsi per mettere in cattiva luce il buon e bravo occidente. E chiaramente appena gli Stati Uniti parlano, a valanga tutti ripetono a pappagallo. Anche la nostra stampa. E, curiosamente, a ripetere a pappagallo quello che diceva Pompeo, sono le stesse testate che vi ho citato prima, quelle che ci parlano di quanto grande sia Navalny e di quanto poco lo sia Assange. Repubblica, il foglio, occidenti, certe volte quanto poco basta per riconoscerla la propaganda. Ovviamente quella che noi non facciamo perché siamo diversi. A quel momento Wikileaks entra sotto embargo finanziario. Amazon gli negherà i server. A distanza di anni li vedremo vendere con orgoglio le felpe del battaglione Azov. Perché è la democrazia prima di tutto. Apple toglierà a Wikileaks la possibilità di ricevere donazioni. E Assange che fa? Eh oh, quello è Degoccio, eh. Quello insiste. Nel 2010 esce un altro scandalo, il Cablegate. Uno scandalo che riguarda strani rapporti tra glie il Medio Oriente. Poi dice che non se l’hannata a cercare. Strani rapporti tra gli americani e l’Arabia Saudita. Dove gli americani risultavano essere tra i finanziatori di Al-Qaeda. Insieme a queste cose anche documenti su personalità prominenti. Documenti che riguardano Sarkozy. Documenti che riguardano Gheddafi. Documenti che riguardano Berlusconi. Assange è talmente filo putiniano che infatti fa uscire documenti che riguardano proprio Putin. Nel Cablegate ci sono dei documenti che mettono in imbarazzo mezzo mondo. Pensieri che i vari leader mondiali rivolgono gli uni sugli altri. Gheddafi ipocondriaco. Putin mafioso. L’Iran dittatoriale. Berlusconi il portavoce di Putin in Europa. L’Italia una democrazia dal guinsaglio corto. Insomma Assange non sembra proprio uno che fa sconti. Eh ma il suo grande problema è proprio quello che non se ferma. Questa volta l’Occidente decide di giocarsi una nuova carta della delegittimazione. Questa volta è un mandato di cattura internazionale messo dal tribunale svedese con una delle peggiori accuse che si possano rivolgere in generale a una persona. Viene cioè accusato di stupro. Il giochino è molto semplice. Fare leva sugli abusi piuttosto che sui segreti di Stato. Un po’ troppo imbarazzanti e difficili da giustificare. Puntare a uno scandalo sessuale che rende immediatamente il soggetto delegittimato. E non è un caso che gli scandali sessuali siano ancora oggi una delle tecniche più adottate in Occidente per far cadere il politico XY non denigrare il giornalista T.O.T. Esempio recentissimo, Trump. In particolare gli americani gli scandali sessuali ce l’hanno parecchio a cuore. E quando ti mettono un marchio del genere addosso quello sei che puoi essere pure il miglior giornalista del mondo ma passar totalmente in secondo piano. Se fosse stato vero forse sarebbe pure stato giusto così. Ma le accuse contro Assange decadranno totalmente nel 2019 per mancanza di prove. Nel frattempo però prima che arrivi il 2019 la macchina del fango è già bella avviata e già sta raccogliendo i suoi frutti. Assange con un mandato di cattura internazionale nel 2012 chiede asilo politico presso l’ambasciata equadoregna die finché il presidente è Correa il suo status è quello di rifugiato politico. In questa condizione di rifugiato continuerà la sua attività e sarà proprio da lì che sferrerà un’altra batosta mediatica enorme. Stavolta la batosta cade dritta dritta addosso a Hillary Clinton che in quel momento è in corsa alle presidenziali contro Trump. Da quei documenti emergeva una tendenza da parte dei vertici del partito a favorire la candidatura della Clinton ed affossare volontariamente quella di Bernie Sanders ma fino a qui onestamente anche ma chi se ne frega. In realtà in quel caso i documenti compromettenti sono lo scambio di mail tra la Clinton e Obama quando la Clinton era alla segreteria di stato americana. Strani rendiconti sul possesso di ben 13 cellulari della Clinton per conversazioni private cellulari che poi sono stati apparentemente distrutti. Strane corrispondenze con Colin Powell in cui questo la invitava ad utilizzare per le comunicazioni un account privato in cui si raccomandava anche di fare attenzione e di gestirlo con molta cura. Ovviamente poi il cuore del leone Colin Powell appena ha visto i brutti si è subito sganciato dicendo no è colpa sua è lei che pur rimanendo stame vuole buttare addosso tutto a me. E da questi documenti traspare tutta una serie di storie che si intrecciano all’infinito da cui però emerge un particolare modo di farecioè tenendo tutte le cose sotto banco. Si metteva anche allo scoperto la doppia faccia dellae medio oriente. Sembra che in privato la casa bianca criticasse i sauditi come finanziatori delislamico mentre in pubblico gli facevano grandi sorrisi e gli vendevano armi promettendogli anche protezione. Inoltre da quei documenti sarà messa in evidenza la scomparsa di migliaia di mail riguardanti la situazione ine la Clinton in quel caso la vita se la complicò anche un po’ da sola perché fece tutta una serie di dichiarazioni che poi venivano puntualmente smentite dall’FBI. Cosa che diciamo che in vista della corsa alla presidenza beh non l’ha resa proprio un politico attendibile. Ma ovviamente anche lì la colpa non è di tutto quello che è emerso non è di come conducono la politica, non è la sua. La colpa è di Assange perché come avevamo detto prima ha stato Putin. Lo dice pure la Clinton perché ormai era mantra da ripetere. Sempre perché quando li trovano con le braghe calate e con il culo lordo è sempre qualcun altro che gliel’ha lordato. Quando cambia la presidenza equadoregna e arriva un presidente molto più vicino agli Stati Uniti improvvisamente e chissà perché lo status di rifugiato politico all’ambasciata equadoregna a Londra di Assange decade. Da quel momento che viene trasferito alla prigione di Belmarsh dove ormai sempre più stanco e sempre più logoro è in attesa del verdetto. E arriviamo ora con un verdetto che è stato rimandato ma nonostante questo rallentamento il risultato non cambia di una virgola. La condanna di Assange per un verso o per un altro ormai è già segnata. È segnata da questi lunghi anni conditi da questo calvario giuridico che nessuno gli darà indietro. Segnata dalla continua diffamazione a mezzo stampa per cui abbiamo avuto un assaggio proprio in questi ultimi due giorni. E questo rimarrà sia se l’esito sarà positivo o negativo. Perché la logica è molto semplice se sarà condannato sarà la prova provata che ogni cosa fatta ogni azione intrapresa nei suoi confronti era sacrosanta. La prova provata che si tratti veramente di una marionetta del Kremlin o di un attentatore alla sicurezza nazionale. E se verrà salvato sarà comunque la conferma che si sbagliava lo stesso. L’Occidente non è come i regimi. L’Occidente non è come la Russia che perseguita i suoi dissidenti. Comunque finirà avrà perso a prescindere. Sarà quello che dimostrava cazzate. Una strategia finissima perché così facendo Assange avrà perso agli occhi di tutto il mondo. E perderà comunque a prescindere per tutti ma non per me. Perché io penso una cosa leggermente diversa. Io penso che indipendentemente dal verdetto già solo con il suo calvario giuridico e con la sua carcerazione abbia dimostrato già abbastanza di aver ragione. Penso che abbia già dato abbondantissima prova di quello che cercava di dimostrare. Penso che se un giornalista subisce una persecuzione del genere semplicemente per aver fatto il giornalista mentre ci si batte il petto nel nome della libertà e della dissidenza penso che già solo quello basti a dimostrare l’incoerenza. Penso che sarebbe bastato un giorno solo di galera per dare la prova provata della nostra ipocrisia. Penso che uno che abbia messo luce laddove c’era ombra uno che ha raccontato verità che altrimenti ci sarebbero state tenute nascoste penso che indipendentemente dal verdetto ci abbia lasciato un grande risultato una grande prova del suo lavoro. Perché non mi serve il verdetto per capire che ladi Assange è già di per sé la dimostrazione che siamo esattamente come il resto del mondo ma molto più ipocriti. Insomma, non mi serve il verdetto per capire che ci aveva ragione.

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