No vax e il paragone del semaforo: ecco il video con la risposta all’obiezione dei pro vax


[VIDEO] È corretto paragonare i no vax a chi non si ferma davanti a un semaforo rosso?


Trascrizione del video (da un testo di Stefano Re)

Nel dialogo in atto riguardo obblighi, diritti e lasciapassare vari, qualcuno ha introdotto il paragone del semaforo. Vorrei ringraziarlo, perché lo considero assai illuminante.

Il semaforo è un’ottima invenzione per organizzarsi ed evitare incidenti. Ma non è “la verità”: è solo un accordo.

Il problema dunque non è il semaforo, è confondersi riguardo al suo significato.

Per capirci: rispettare i semafori è certamente utile ad evitare incidenti, evviva. Ma persino rispettare i semafori “senza se e senza ma”, può diventare un grosso problema.

Sei nel deserto e arrivi a un incrocio col semaforo. Quattro strade che si perdono per chilometri in completa visibilità, totalmente vuote. Ma il semaforo è rosso e tu, siccome i semafori van rispettati, ti fermi e aspetti.

E aspetti. E aspetti. E aspetti. E continui ad aspettare per sempre, perché il semaforo è rotto. Ma tu non sei in grado di discutere del suo funzionamento o delle sue regole perché, diamine, non hai la laurea in semaforia. Quindi resti lì in eterno ad aspettare da bravo cittadino coscienzioso che non vuole mica rischiare di provocare incidenti con la sua arroganza.

I semafori non limitano alcuna libertà e non garantiscono alcuna sicurezza: siamo noi ad assegnare loro questi o altri significati, che però variano a seconda del contesto.

Questa è dunque la differenza: c’è chi ritiene che le regole vadano solo rispettate ciecamente, come pecore ben addestrate, e chi invece rivendica il diritto di metterle in discussione, di misurarne l’efficacia, soppesarne pro e contro in relazione allo scenario presente, di modificarle dove e quando diventino inutili e persino di disobbedirvi, quando le ritengano ingiuste o dannose.

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