Red Ronnie e la musica ai tempi del Covid: “noi stiamo capendo, per questo ci ribelliamo”


Red Ronnie sul ruolo della musica di protesta nella storia recente e dei ribelli di oggi contro la narrazione istituzionale sul Covid.


Red Ronnie, giornalista e critico musicale oggi molto attivo soprattutto sui social, la scorsa settimana ha fatto parlare di se per il video estemporaneo in cui, dalla sua pagina Facebook, commentava a caldo la morte del dott. Giuseppe De Donno. Il video denunciava apertamente le responsabilità del sistema politico e mediatico nell’avere screditato e ostacolato il medico e la sua terapia (plasma iperimmune) contro il Covid, fino a indurlo al suicidio. Questo perché bisognava occultare la reale efficacia della terapia per difendere il primato dei vaccini come unica via di salvezza dalla pandemia.

Dopo queste dichiarazioni, con cui è uscito allo scoperto come oppositore alla narrazione istituzionale sul Covid, Sir Ronnie ha mantenuto la linea da ribelle novax confermandola, ieri pomeriggio, con un’ulteriore dichiarazione, stavolta affidata ad un messaggio vocale sul suo canale Telegram. Nel messaggio il giornalista, ex conduttore televisivo e radiofonico, risponde alle proteste di un follower che lamenta il recente cambiamento delle tematiche trattate nel canale.

Trascrizione del vocale dal canale Telegram di Red Ronnie

Ciao, questo canale e anche la mia pagina Facebook ultimamente hanno avuto un incremento pazzesco: da novemila persone che si sono unite, siamo arrivati a più di ventiseimila. E sapevo che sarebbe arrivato anche il momento di smarrimento da parte di alcuni.

Ad esempio, ho letto un commento di Mauro Cervetto che dice: “Per me avete torto, mi sa tanto che mi tolgo da questo canale. Mi dà fastidio questa vostra continua posizione sul vaccino. Io ero iscritto per la musica, non per farmi rompere le scatole tutto il giorno su un tema che, come scrivete, non ci capite niente”.

Allora, prima di tutto, a parte l’italiano che è scritto male, ma al di là di tutto, ok, parliamo di musica.

Io ho iniziato ad amare la musica quando la musica aveva un significato, soprattutto sociale. La musica era protesta, la musica ha cambiato la società, contro i pregiudizi, contro tutto.

Io ho iniziato alla fine degli anni sessanta, da ragazzino. Ma anche prima, alla fine degli anni cinquanta il rock ‘n roll è stato qualcosa di dirompente. Mi ricordo Patti Smith che mi disse che stava camminando mano nella mano con la mamma per andare a messa e da una finestra dove abitavano dei neri è uscita “Tutti frutti” di Little Steven, e lei è stata attratta da questa musica che le ha cambiato la vita.

La musica ha cambiato la vita a tante persone, le ha rese migliori. Nella musica non c’è mai stato razzismo. La musica ha aiutato i deboli, i poveri, dal Bangladesh di George Harrison fino al Live Aid. Le proteste hanno fatto terminare la guerra in Vietnam. Il punk ha protestato contro un’assurdità della Thatcher in Inghilterra, dove tutti i ragazzi erano disoccupati.

La musica ha avuto dei significati importantissimi anche per me. Come ragazzino mi ha svegliato, e ho capito i problemi del mondo ascoltando le canzoni, traducendo i testi. E mi sono appassionato di questo. La musica ha sempre avuto una forza devastante.

Quindi in un momento come questo, però, cosa succede? Che il 99,9% della musica è una marmellata informe che non dice niente. Gli artisti si sono allineati, gli artisti si sono svenduti alla ricerca della fama, del denaro e di tutte queste cose banali, queste cose appariscenti. La musica ha perso ogni sua identità. Ascoltate la musica che c’è nelle radio: è una marmellata informe. Non c’è un messaggio, non c’è niente che vada oltre la ricerca di un successo, di like e di altro.

In un momento come questo – questo è il momento peggiore della storia dell’umanità – quando sento uno, che mi dice che “non ci capite niente”, non è vero. Noi stiamo capendo, per questo ci ribelliamo. Noi paghiamo per la nostra presa di posizione. Io perdo lavoro, io non sono nelle televisioni ufficiali dal 1990, da quando ho fatto una scelta vegetariana, ho detto che non avrei pubblicizzato prodotti dannosi alla salute. Quindi sono trent’anni che io non sono in televisione. Mi sono creato i miei canali, le mie cose alternative per una scelta che ho fatto, e la scelta la faccio anche oggi.

Oggi la mia scelta è quella di fare interviste a personaggi che non appaiono in TV, che non hanno spazio pur essendo nettamente superiori, a livello scientifico, ai buffoni che appaiono in televisione. Dove c’è un esperto di zanzare che è diventato virologo, un guru. C’è una veterinaria, con tutto il rispetto per i veterinari, che è diventata una guru. C’è uno che è un somaro perché non ha mai passato un esame – arrivava sempre ultimo – che pontifica in televisione e sul web.

Quindi noi ci capiamo, perché noi paghiamo di tasca propria. Petra Magoni, per esempio, per rifiutare quel concerto ha perso soldi. Noi ci stiamo perdendo denaro, visibilità, tutto. Ci stiamo perdendo. Stiamo investendo perché crediamo in qualcosa.

Quindi era inevitabile che in un periodo come questo, in un periodo allucinante come questo, io che mi sono sempre occupato di fare interviste, di incontrare persone, sto intervistando le persone che stanno facendo la rivoluzione. Quelli che io chiamo (da una manifestazione che aveva questo titolo) audaci, ribelli, sognatori. Questi mi piacciono.

Quindi mi dispiace per le persone che sono entrate, per ascoltare soltanto musica, perché io non ho mai raccontato solo musica. Io ho raccontato delle storie. E dietro la musica c’è sempre una storia, c’è sempre qualcosa di importante. E ho cercato di privilegiare questo. Sì, ogni tanto do anche i contentini, ogni tanto canzoni che sono solo popolari, che non hanno dietro una storia. Però io vado sempre alla ricerca di un contenuto, di qualcosa. E oggi so che il mio compito è quello.

Io sono stato arruolato nel mondo della comunicazione per dare voce a chi non ce l’ha. Come do voce agli artisti emergenti. Come ho dato voce ad artisti che, se anche oggi sono famosi, allora erano completamente sconosciuti. E io ho sempre dato loro un’opportunità. E oggi sto dando un’opportunità a chi sta cercando di svegliare, anche se lo vedo molto improbabile.

Non credo, ad esempio, che con questo vocale quella persona, che ha scritto “mi tolgo da questo canale”, rimarrà qui. Mi dispiace perché qui c’è veramente da imparare. Bisogna avere la curiosità. Scrivete: “non ci capite niente”. Non hai capito. Noi stiamo capendo, siamo noi quelli che capiamo. Svegliati!

Spegnete la televisione, smettete di leggere i giornali. La verità sta da un’altra parte.

Ok. Vi voglio bene, ciao.


Autore: Andrea Barbagallo

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