Fine spiegato semplice.
Provate a pensare a un medico che offende pesantemente i colleghi, che deride i pazienti, che passa più tempo sui social che in corsia, ambulatorio o laboratorio. Un medico di tal genere dovrebbe essere severamente richiamato all’osservanza del codice deontologico, a un’etica fondata sul rispetto. Invece accade che tale medico riceva un importante riconoscimento pubblico da parte del Capo di uno Stato. Sembra inverosimile, mentre purtroppo è quello che accade in Italia.
Un riconoscimento hanno ricevuto coloro che erano addetti alla “logistica” della gestione pandemica: la medaglia d’oro “al merito della sanità pubblica” è stata ad esempio conferita al professor Ciro Aprea, un ingegnere che è stato il responsabile del mantenimento della “catena del freddo dei vaccini” anti virus. Una “catena del freddo” che sembrava inizialmente una delle principali caratteristiche dei salvifici supersieri, anche se ben presto i vaccini vennero fatti anche sulle spiagge assolate.
E dal momento che nella narrazione di Stato la pandemia era vista come una guerra (prove tecniche di militarizzazione del pensiero), non potevano mancare i riconoscimenti ai portatori di divisa. Al generale Francesco Figliuolo è stata riconosciuta la medaglia d’oro “ai benemeriti della salute pubblica” per come ha lavorato “al fine di fronteggiare la complessa fase emergenziale dovuta alla pandemia, nonché per aver portato l’Italia ai primi posti a livello mondiale per la risposta vaccinale all’emergenza pandemica”. Così il generale si è ritrovato una nuova mostrina da aggiungere alla collezione, sempre ostentata sui media, da far invidia al Maresciallo Montgomery.
Stesso riconoscimento al generale di divisone Girolamo Petrachi e al maggiore generale Tommaso Petroni, che facevano parte della Struttura commissariale per l’emergenza pandemica. Il maggiore generale Michele Tirico ha avuto lo stesso riconoscimento per aver diretto la task force militare che ha dato manforte ai colleghi del servizio sanitario nazionale “impegnati nelle aree più duramente colpite dalla pandemia”.
Queste scelte, e relative motivazioni, fatte da Mattarella, sembrano una volta di più ribadire agli occhi dell’opinione pubblica che il Covid era un nemico contro il quale si è combattuto e vinto, anche se con danni collaterali non trascurabili, grazie ad un’arma formidabile, il vaccino. Con tanto di medaglie finali agli “eroici” combattenti.
Questa è la versione ufficiale che deve passare alla storia, ma è una versione falsa, e non potrà esserci in futuro una autentica e auspicabile riconciliazione nazionale, e doverosa soprattutto verso le vittime e i familiari dei morti e danneggiati a causa dei vari protocolli e delle scelte strategiche operate, se non emergerà tutta la verità.
La commissione di inchiesta non dovrà farsi condizionare dalla passerella svolta al Quirinale, e anche i medagliati dovranno rispondere del loro operato. Infine, c’è un mancato riconoscimento alla memoria che dà molta amarezza e tristezza: quello al professor De Donno, eroe autentico e dimenticato.
Di Paolo Gulisano, lanuovabq.it
Qui premiazioni e premiati – https://www.quirinale.it/elementi/130306
Paolo Gulisano è medico, specializzato in Igiene, Epidemiologia e Medicina Preventiva, nonché cultore di Storia della Medicina. Alla professione di medico affianca da molti anni una vivace attività pubblicistica: collabora con la NBQ dai suoi inizi, oltre che con altre riviste, siti web, e ha pubblicato oltre 40 libri di argomento storico, biografico, religioso e letterario. È considerato uno dei maggiori esperti di narrativa del fantastico, avendo al suo attivo diverse opere su Tolkien, Chesterton, Lewis, Newman. Ha pubblicato volumi sulla storia della medicina. Diverse delle sue pubblicazioni sono tradotte e pubblicate in vari Paesi.
—
Fonte: https://lanuovabq.it/it/covid-passerella-di-regime-che-si-autocelebra-e-premia-burioni
Titolo originale:
Covid, passerella di regime che si autocelebra e premia Burioni
Fonte: comedonchisciotte.org



COMMENTA










