Scienza Vs “scienzah”: smascherate le fake news istituzionali sui tamponi PCR, e i CDC USA li ritirano


CDC USA ritirano test con tampone molecolare (PCR) ma i problemi di questo e altri metodi diagnostici per il Covid non sono una novità.


I CDC (Centers for Disease Control and Prevention) degli USA, le più alte autorità sanitarie statunitensi per il monitoraggio delle malattie ed in particolare di quelle infettive, con ramificazioni in ognuno degli stati confederati, lo scorso 21 luglio hanno pubblicato una nota dal titolo “Avviso ai laboratori: modifiche a CDC RT-PCR per i test SARS-CoV-2”. Nella nota si comunica che, dal 31 dicembre 2021 “il CDC ritirerà la richiesta alla Food and Drug Administration (FDA) statunitense per l’autorizzazione all’uso di emergenza (EUA) del2019-Novel Coronavirus (2019-nCoV) Real-Time RT-PCR Diagnostic Panel” ovvero sarà ritirato il test tramite tampone molecolare (PCR) ad oggi più utilizzato negli States.

La notizia è stata riportata dalla testata onlinein un lungo articolo dal titolo “BOMBA SULLA PANDEMIA: CDC USA RITIRA TAMPONI PCR. “Non distinguono Sars-Cov-2 da Influenza”. Contagi COVID-19 Falsati!”, tanto chiaro quanto esaustivo. Il testo inizia con un’analisi della nota dei CDC per poi passare in rassegna alcuni studi scientifici, dichiarazioni di medici e sentenze di tribunali che rivelano la mole di riserve preesistenti sull’efficacia, non solo dei tamponi molecolari, ma anche degli altri metodi adottati in Italia e nel mondo per diagnosticare l’infezione da SARS-CoV-2 (il virus del COVID-19).

Dunque, la cosiddetta “bomba” sembra arrivare con non poco ritardo come conseguenza, da parte delle istituzioni americane, di ciò che la scienza conosceva già da tempo, più precisamente, almeno dal 2018. Infatti, a settembre del 2018 è stata pubblicata l’ultima edizione dell’autorevolissimo manuale “Harrison’s Principles of Internal Medicine” dove sono riportati i limiti di alcuni metodi diagnostici delle patologie virali in generale, tra cui quelli attualmente in uso per il COVID-19. Ce lo rivela in suo video (qui sopra) la dott.ssa Barbara Balanzoni, medico anestetista rianimatore e giurista:

L’isolamento virale non necessariamente stabilisce un nesso di causalità con una malattia – Noi abbiamo chiuso un paese sulla base di tamponi positivi […] abbiamo mandato in fallimento le imprese – I virus possono colonizzare permanentemente o temporaneamente le superfici mucose – E quindi stare lì. Ma non significa che un isolamento del virus stabilisca un nesso di causa con la malattia – Le tecniche di amplificazione (altro tema caldo) [ndr.: perché applicate nei tamponi PCR] degli acidi nucleici conferiscono velocità, sensibilità e specificità alla diagnosi virologica. Ok, ma l’estrema sensibilità di queste metodiche può essere un problema, in quanto un’infezione subclinica o la contaminazione possono dare falsi positivi. La rilevazione di acidi nucleici virali non necessariamente indica una malattia indotta dal virus.

Tuttavia, la nota dei CDC si riferisce all’imminente ritiro di un unico “modello” di tampone e precisamente quello introdotto da loro stessi a febbraio 2020. Quindi non è dato sapere se, agli altri test autorizzati e in uso di altri enti o società, toccherà o no la stessa sorte. Comunque, l’unico ente deputato a rilasciare le autorizzazioni in campo medico negli Stati Uniti è la(Food and Drug Administration). Infatti, i CDC formalmente si limiteranno a ritirare la loro domanda di approvazione, non a ritirare il “prodotto” (ma l’effetto sarà lo stesso). E, anche se ritenessero che il motivo del ritiro possa estendersi ad altri test, è ipotizzabile che non sarebbero nella posizione che consentirebbe loro di dichiararlo apertamente.

A proposito di motivazione, va inoltre precisato che il motivo di questo ripensamento non è riportato esplicitamente. Un indizio al riguardo potrebbe essere la parte della nota in cui si afferma:

I CDC incoraggiano i laboratori a prendere in considerazione l’adozione di un metodo multiplex che possa facilitare il rilevamento e la differenziazione di SARS-CoV-2 e virus influenzali. Tali test possono facilitare il proseguimento dei test sia per l’influenza che per SARS-CoV-2 e possono risparmiare tempo e risorse mentre ci dirigiamo verso la stagione influenzale.

Alcuni (tra cui Gospa News) hanno dedotto da questa raccomandazione l’ammissione implicita che il test in uso non è in grado di distinguere tra il Covid e la semplice influenza (peraltro, anche questa criticità non sarebbe nuova, come ricorda l’articolo di Gospa News). Secondo altri, dimostrerebbe invece che il test verrà ritirato semplicemente perché si ritiene opportuno sostituirlo con altri (multiplex) che funzionano anche per l’influenza. La discriminante, nel propendere per l’una o l’altra tesi, potrebbe essere il modo in cui si interpreta l’uso dei termini “rilevamento” e “differenziazione”: entrambi sono chiaramente attribuiti ai test multiplex ma non è chiaro se gli altri test potrebbero, per esempio, rilevare ma non differenziare (cioè confondere l’influenza con il Covid).  

In questo contesto, non privo di incertezze, si inserisce l’articolo del noto debunker David Puente, pubblicato sulla testata online “Open” di Enrico Mentana. I punti esaminati da Puente sono stati già trattati in questo articolo con la differenza che egli “argomenta” in un’unica direzione e, ignorando (o fingendo di ignorare) le possibili interpretazioni alternative dovute ad ambiguità oggettive e le posizioni scientifiche e giuridiche “non conformate” di cui sopra, arriva dritto alla sua conclusione:

Il comunicato dei CDC americani non conferma in alcun modo la teoria dei “tamponi falsati”. Ad essere ritirato è uno dei test PCR autorizzato nel 2020 e che rilevava solo il Sars-Cov-2, mentre è nell’interesse del tracciamento e dello studio delle malattie infettive rilevare anche i casi di influenza comuni come avveniva in precedenza.

Servirà ancora del tempo per stabilire inconfutabilmente chi ha ragione, e quando non possiamo saperlo. Speriamo il prima possibile perché, come sottolineato dalla Balanzoni, la questione dell’affidabilità dei metodi diagnostici per il COVID-19 ci riguarda tutti e va oltre l’ambito strettamente sanitario. È persino superfluo ricordare quanto l’esito dei tamponi sia determinante nelle decisioni governative che, dal 2020 ad oggi, impattano pesantemente sul tessuto economico e sociale di gran parte delle nazioni del mondo.


Autore: Andrea Barbagallo

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