Il mio primo incontro con yarmouk: reportage esclusivo dal campo profughi palestinese

Spiegato semplice

Yarmouk è un campo profughi palestinese vicino a Damasco, in Siria. Durante la guerra siriana, iniziata nel 2012, il campo ha subito molti danni e ora ci vivono solo circa 5000 persone, rispetto alle 160.000 di prima. La situazione è molto difficile: ci sono macerie ovunque e molte persone non hanno più case. Hicham, un ragazzo che è nato lì, racconta la storia del campo e delle persone che ci vivono. Anche se ci sono stati momenti brutti, come l’occupazione dell’ISIS, molti palestinesi continuano a lottare per la loro identità e sperano di ricostruire il loro futuro. Nonostante le difficoltà, alcuni palestinesi si sentono parte della società siriana e vogliono restare o tornare a Yarmouk.

Fine spiegato semplice.

Di Maya per ComeDonChisciotte.org

Decidere di andare al campo profughi palestinese di Yarmouk, rappresenta una incognita e non è possibile sapere cosa ci si troverà davanti agli occhi e cosa si affronterà. Avevo letto numerosi articoli sulla situazione del campo durante la(1), scoppiata nel 2012, ma dopo la fine del conflitto, nel 2018, le notizie susi erano fatte sempre più rare. Yarmouk si trova a circa otto chilometri a sud dal centro di Damasco, ed è facilmente raggiungibile prendendo un taxi che lascia proprio davanti al “campo”.

L’ingresso è segnato da un grande arco, che espone la bandiera palestinese accanto a quella siriana, simbolo della doppia identità, sentita da molti abitanti.

ESCLUSIVA CDC - IL MIO PRIMO INCONTRO CON YARMOUK: REPORTAGE DAL CAMPO PROFUGHI PALESTINESE

Sono entrata nel campo insieme a Hicham, un giovane ragazzo che avevo conosciuto quando cercavo informazioni su Yarmouk. Egli, nei suoi scritti, pubblicati su una piattaforma online, racconta la storia del campo e raccoglie lee i problemi quotidiani dei residenti, per tenere viva la memoria di un luogo troppo spesso dimenticato.

Hicham mi aspetta davanti all’ingresso, è giovane, vive e lavora a Damasco, nel quartiere di Jaramana, recentemente teatro di scontri, il 30 aprile fra le forze di Hayat Tahrir Al-Shams (2) e le forze Druse (3) locali, dove si è trasferito nel 2012 dopo lo scoppio della guerra , è nato a Yarmouk, al Palestinian Hospital, l’ospedale che sorgeva alla fine di Yarmouk street, la via principale che attraversa il campo profughi.

Oggi l’ospedale non esiste più, è un cumulo di macerie, raso al suolo negli scontri fra le forze militari del governo di Bashar Al Assad (4), i combattenti dell’Esercito Libero Siriano (5) e i combattenti dell’ISIS (6), quando, nel 2015, durante la guerra occuparono il campo di Yarmouk. Credo sia stata una fortuna poter entrare a Yarmouk con chi vi è nato, perché mi ha permesso di entrare in contatto con le persone ancora rimaste, mi ha dato la possibilità di conoscere, forse un po’ meglio, la storia di Yarmouk, direttamente da chi l’ha vissuta.

Nei volti attoniti dei lavoratori, negli occhi curiosi dei bambini che giocano nelle macerie, perché non hanno più una scuola da frequentare, nei sorrisi dei ragazzini che giocano a pallone fra le strade, nei volti delle donne, degli anziani, dei miliziani palestinesi, in questi volti, ognuno con la propria storia. In questi volti si può capire perché i palestinesi di Yarmouk hanno resistito con forza e coraggio, difendendo la loro piccola Palestina, pezzo dopo pezzo, memoria dopo memoria.

Tecnicamente, Yarmouk, alla sua nascita, non si presentava come un “campo profughi” in senso classico, con tendopoli e baracche tipiche di altri campi palestinesi in Siria e non solo, bensì come un quartiere con infrastrutture, scuole, moschee, densamente popolato, tanto da rappresentare un centro economico e di scambio non solo per i palestinesi ma anche per gli stessi siriani. Yarmouk si estende per circa 3 km, in un groviglio di strade e vicoli che ricordano ildi Balata a Nablus (7), solo che ad oggi Yarmouk non accoglie lo stesso numero di persone presenti invece nel campo palestinese di Nablus. Delle quasi 160 mila persone ospitate, prima della guerra siriana, si contano ad oggi circa 5000 persone. Yarmouk, fu ufficializzato nel 1957 e riconosciuto come campo profughi dalUNRWA (8), ben presto si trasformò progressivamente in un centro urbano pulsante, chiamato dagli stessi abitanti una “piccola Palestina”, diventando la capitale della Diaspora palestinese.

Camminando per le strade del campo mi sono mostrati alcuni video girati lungo le vie principali che alcuni anni fa erano colme di persone, negozi, macchine e bambini con palloncini fra le mani.

Ben diversa è la realtà attuale: la polvere che si solleva dalle strade e dai vicoli, le macerie che si accumulano ovunque, danno un senso tangibile di “assenza”, assenza di ciò che un tempo esisteva e che oggi non è altro che un ricordo.

La via principale Yarmouk street attraversa tutto il campo, percorrendola Hicham mi racconta pazientemente la storia della sua famiglia: Il nonno si trasferì in Siria nei primi anni Cinquanta costretto a scappare dalla propria terra, la Palestina, a seguito delle violenze perpetrate dalle forze sioniste dell’epoca. Negli anni Cinquanta, come molte altre famiglie, si stabilì a Yarmouk, dando inizio a una nuova vita in esilio senza possibilità di ritorno (9).

La mia guida ha trascorso tutta la sua infanzia e l’adolescenza all’interno del campo profughi, fino al 2012, infatti conosce tutti, e tutti lo salutano con calore mentre camminiamo tra le strade polverose. Spesso veniamo fermati: le persone incuriosite e sorprese si meravigliano della presenza di un visitatore all’interno del campo, quasi perplessi che qualcuno scelga di condividere, anche solo per poco tempo, la loro quotidianità. La sua famiglia  proveniva dal distretto di Safad, in Palestina, ma dovette abbandonare il proprio villaggio a causa dei massacri compiuti dalle forze israeliane.

A Yarmouk, egli viveva insieme a suo padre e sua madre in Luoubeya street, vicino alla Grande Moschea di Abdel Qadir Al- Hussein, la moschea nel 2012 fu colpita da feroci bombardamenti da parte delle forze dell’Esercito Siriano Libero e dalle forze di Damasco, mentre era gremita di persone che si erano rifugiate li credendo di essere al sicuro.

Sono arrivati sul luogo poco dopo i bombardamenti e di aver visto con i propri occhi la devastazione e i corpi delle persone sparse nelle strade; fu da quel momento che lui e la sua famiglia decisero di allontanarsi . Attualmente la loro casa risulta inagibile e mi si riferisce che la famiglia non ha intenzione di ristrutturarla, poiché ormai la loro vita si svolge a Damasco.

La zia  ha invece deciso di fare ritorno al campo, acquistando insieme al marito una piccola abitazione rimasta integra dopo tutti gli anni della guerra. Andiamo a trovarla, ci accoglie con molto calore e simpatia, ci offre un succo di arancia e racconta come fino a poco tempo fa non era possibile eseguire i lavori di recupero delle case all’interno del campo, poiché le autorità del governo di Bashar Al Assad non lo permettevano.

“In seguito alla liberazione dell’area, da parte delle forze governative nel 2018, il governo presentò un piano regolatore per ladel campo, che tuttavia mostrava diverse criticità; ai residenti fu infatti impedito, anche a distanza di due anni dalla liberazione di fare ritorno alle proprie case, con il pretesto che la rimozione delle macerie non era ancora stata terminata. Il piano regolatore prevedeva inoltre un esproprio di oltre il 50% degli edifici ritenuti inagibili, ma di proprietà di famiglie palestinesi, nel caso non fossero stati presentati i documenti attestanti la proprietà e i necessari permessi di sicurezza”(10) ( Enabbaladi.net)

La situazione non contribuì a migliorare le relazioni con il governo siriano di Bashar Al Assad già profondamente segnate da anni di guerra e, come ricordano Hicham e sua zia, la fiducia della popolazione crollò anche a causa della profonda povertà e dell’impossibilità di fare rientro nelle proprie abitazioni. Lungo la strada principale, Yarmouk street, si vedono le foto di martiri affisse lungo i muri delle case; Hicham spiega che sono immagini di martiri palestinesi uccisi a Gaza, in Libano durante il conflitto Israelo-Libanese del 2006 (11), a Yarmouk stesso durante la guerra siriana e membri della Jihad islamica uccisi in Libano da Israele negli ultimi mesi. Fra le macerie degli edifici distrutti vi sono murales in solidarietà con la popolazione di Gaza con le scritte:

“Free Palestine” “Free Gaza”, perché come sottolinea Hicham.” Siamo Palestinesi e la lotta rappresenta l’unione di un popolo contro l’oppressione”. Ogni venerdì, dice, la gente di Yarmouk organizza sit-in e piccole manifestazioni a sostegno del popolo di Gaza contro Israele.

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Sulle case distrutte e semi distrutte vi sono però anche resti del retaggio dell’occupazione dell’ISIS iniziata nel 2015 a Yarmouk e terminata nel 2018, quando le forze governative liberarono il campo profughi. Hicham mi indica una di esse: “Califah Al Islamyah” ovvero “Califfato Islamico” vergata sul muro di una casa.

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Un caro amico di Hisham venne ucciso dagli islamisti, sorpreso mentre portava del cibo ai cosiddetti “ribelli”. Alla domanda su cosa intenda esattamente con quel termine, mi spiega che, i “ribelli” erano tutti coloro che si opponevano all’idea di uno Stato islamico all’interno del campo profughi, ma anche, più in generale, in tutta la Siria. La situazione nel campo durante la guerra fu molto complessa, la galassia dei partiti e delle organizzazioni militari era estremamente eterogenea.

Fin dalle sue origini il gruppo politico di Fatah rappresentò la forza principale all’interno di Yarmouk, Yasser Arafat (12), mi riferisce, era una figura molto amata dai Palestinesi ma questo sentimento, insieme alla fiducia verso L’OLP (13) iniziarono a mutare a seguito della firma degli accordi di Oslo nel 1993(14), percepiti dal popolo palestinese e dalle altre fazioni politiche e militari come un “tradimento” verso la lotta e la resistenza. Secondo la maggior parte del popolo palestinese Arafat, aveva “svenduto” la resistenza per “accontentarsi di poche terre”.

Un accordo che, non solo non aveva contribuito alla formazione di uno stato Palestinese, ma che aveva creato nei fatti nuove dinamiche di potere all’interno dei territori occupati attraverso la formazione dell’Autorità Nazionale Palestinese- ANP. (15)

Tale sentimento, diffuso anche all’interno del campo di Yarmouk, contribuì alla diffusione e al radicamento di altre fazioni politiche legate ai nuovi movimenti emergenti in Palestina, che sulle macerie di una leadership palestinese ormai incapace di rappresentare gli interessi del proprio popolo, rafforzarono la loro presenza e catalizzarono il sostegno della popolazione.

Le dinamiche interne al campo, durante la guerra, si complicarono ulteriormente con l’intervento di diversi attori: mentre gruppi come il FPLP-Comando Generale (16) e Fatah Al-Intifada (17) sostennero il governo siriano, altri, come Hamas, cambiarono posizione nel corso del conflitto, avvicinandosi ai movimenti d’opposizione ispirati dalla Primavera Araba (18).

Questa situazione innescò profonde spaccature e una crescente frammentazione. Vengo a sapere che durante l’occupazione jihadista, i militanti palestinesi, compreso militanti dei gruppi di Hamas e Jihad Islamica si unirono alla resistenza armata per proteggere i civili dalle atrocità, ma che vi furono anche palestinesi, in particolare disertori di gruppi salafiti, che finirono per collaborare con l’ISIS e con il Fronte Al Nusra (19), che cercava nell’occupazione del campo una via per arrivare a conquistare Damasco.

Questa fase segnò la piena militarizzazione del campo, fino alla riconquista da parte del governo siriano nel 2018. L’assedio del 2015 da parte dell’ISIS e dei gruppi islamisti facenti parte dell’Esercito Siriano Libero, ha segnato uno dei momenti più tragici: il campo fu chiuso e assediato da tutte le fazioni politiche in campo e le persone rimaste all’interno furono costrette a cibarsi di erbe e cactus.

Ad oggi pare che all’interno di Yarmouk non siano più presenti organizzazioni armate palestinesi e che anche Hayat Tahrir Al- Shams non entri, perchè come mi dice Hicham “a nessuno interessa un luogo che non può avere futuro”. Guardando la devastazione attorno a me fatico a contraddire le sue parole e la sua velata sfiducia verso il futuro di Yarmouk.

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Le strade del campo si snodano su 3 km di spazio dove una moltitudine di edifici risultano distrutti e inagibili, dove le scuole, sono solo macerie, insieme ad altre macerie. Il livello di devastazione è tale da rendere quasi impossibile nutrire speranze.

Secondo il rapporto “Syrian Cities Damage Atlas” pubblicato dall’UNITAR, infatti, il campo di Yarmouk è classificato come la settima area più distrutta della Siria. Gli scontri militari durante la guerra e durante l’occupazione dell’ISIS hanno distrutto oltre il 60% delle infrastrutture e degli edifici del campo.” (20)

Eppure, vi sono palestinesi che si sentono parte integrante anche della società siriana e che, nonostante tutto, scelgono di restare o di tornare, retaggio probabilmente di un’epoca in cui il governo diaveva accolto e accettato i profughi e le organizzazioni politiche e militari palestinesi. Sotto il governo di Hafiz al-Asad (21), nonostante non avessero ottenuto mai una piena cittadinanza, i palestinesi parteciparono alla vita economica e sociale della Siria, diventandone parte integrante.

Le organizzazioni politiche palestinesi hanno infatti una storia lunga e complessa in Siria, che risale al 1948, all’indomani della Nakba palestinese. (22) Le organizzazioni politiche fra cui Fatah (23), il Fronte Popolare per la Liberazione della(24) e Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina -Comando Generale furono accolti dal governo siriano, come ospiti, proprio a seguito della Nakba. Fu in quell’anno che le milizie sioniste, precedenti la formazione dello stato di Israele (25) effettuarono una pulizia etnica di circa 750 mila palestinesi, dal territorio che poi divenne lo stato di Israele, trasformandoli in rifugiati nei paesi vicini, fra cui anche la Siria.

Il termine Nakba, coniato per la prima volta nel 1948 dallo storico siriano Constantin Zureiq e trasformata in commemorazione ufficiale nel 1998, come “Giornata della Nakba”, dall’allora leader palestinese Yasser Arafat, ricorda inoltre che molti rifugiati sono tutt’ora apolidi (26), poiché Israele negò loro il diritto al ritorno, costringendoli a ricostruire la propria vita altrove. Molti rifugiati palestinesi si stabilirono in Siria nel campo di Yarmouk, che divenne ben presto il campo profughi palestinese più ampio sul territorio siriano. Il campo profughi di Yarmouk rappresenta una delle testimonianze più significative dell’esodo forzato che coinvolse i palestinesi, costretti a lasciare le proprie terre a seguito della fondazione dello Stato di Israele nel 1948.

La situazione attuale delle organizzazioni politiche palestinesi, in territorio siriano, risulta altrettanto complessa, risale infatti ad aprile 2025, la notizia, dell’arresto di Khaled Khaled e Yasser Al-Zafri, membri della Jihad Islamica palestinese. Il pretesto, mi spiega Hicham, sarebbe stato il presunto legame con l’Iran. Questi arresti precedono quello avvenuto in data 30 aprile 2025, dove il governo siriano di HTS, avrebbe invece arrestato il segretario generale del FPLP-CG (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina-CG). Si potrebbe pensare che il nuovo governo di Damasco intensifichi le misure repressive, contro le organizzazioni palestinesi per prevenire qualsiasi resistenza contro lo stato ebraico dal territorio siriano.

“Le forze siriane arrestano un leader palestinese mentre continua la repressione della resistenza” vengono riportate le seguenti notizie: “Pochi giorni dopo la caduta di Assad il quotidiano libanese Al-Akhbar ha riferito che il nuovo governo in Siria avrebbe ordinato ai gruppi di resistenza palestinese di sciogliere tutte le formazioni militari presenti nel paese.”(The Cradle 03/05/2025) “Gli arresti sono avvenuti dopo la notizia secondo cui gli Stati Uniti avrebbero pubblicato un elenco di condizioni che le autorità siriane dovranno soddisfare, in cambio dell’allentamento delle sanzioni (Caesar Act)(27)imposte da Washington al governo dell’ex presidente siriano Bashar al- Assad.” (The Cradle 03/05/2025)

Queste informazioni potrebbero fare supporre che anche se il governo di Hayat Tahrir Al-Shams non ha parlato direttamente di stabilire relazioni con lo stato di Israele, le azioni contro le organizzazioni palestinesi, possano nei fatti contribuire ad alimentare la politica israeliana in Medio Oriente. Lo smantellamento delle forze palestinesi in Siria potrebbe rappresentare per Israele un precedente per compiere la medesima pressione politica sul governo Libanese verso il partito di Hezbollah (28) e creare così un nuovo ordine regionale in Medio Oriente, che si tradurrebbe inoltre nell’opportunità di Israele di attaccare l’Iran.

Yarmouk: riflessi di Palestina in terra siriana nel racconto di un palestinese

Hicham conosce molto bene la storia del proprio popolo e del campo di Yarmouk e questo non solo perché l’ha vissuta sulla propria pelle ma anche perché ancora ad oggi si prodiga affinché la situazione possa migliorare, le infrastrutture possano essere ricostruite e si possa percepire un senso maggiore di normalità. Camminando lungo la strada principale, Hicham mostra quello che una volta era il centro economico del campo di Yarmouk, una strada piena di negozi, di vita e di colori. Oggi di quella vivacità restano solo due botteghe aperte: una che vende sigarette e l’altra frutta e verdura Il valore simbolico di Yarmouk, percepito come una “piccola Palestina” resta però molto forte, le sue strade portano nomi di vie realmente esistenti anche in Palestina, e la sua identità si riflette nei murales, nei volantini in sostegno della popolazione di Gaza e nelle bandiere esposte o disegnate sui muri.

Al termine di Yarmouk street, arrivo in quella che forse più di tutte è l’area che maggiormente è stata colpita dai bombardamenti e dai combattimenti durante la guerra, si tratta di un lungo viale chiamato “30 street”, ad oggi completamente disabitato, dove le uniche forme di vita sono rappresentate da alcuni cani randagi che camminano fra le macerie. In questa area del campo non vi sono persone che lavorano poiché la devastazione è talmente forte da non lasciare spazio per la ricostruzione All’estremità di questo lungo viale si trova il vecchio cimitero dei Martiri (OldMartyrs’ Cemetery) che ospita le tombe di figure centrali del movimento palestinese come Khalil al-Wazir (29) (Abu Jihad), co-fondatore di Fatah e amico storico di Yasser Arafat e di Ahmed Jibril (30), leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – Comando Generale, alcuni dei quali morti al di fuori dei confini siriani ma sepolti ugualmente a Yarmouk.

Dopo anni di chiusura e sorveglianza da parte delle forze russe, l’area è nuovamente accessibile, dal dicembre 2024, anche se lasciata in stato di abbandono. Ad oggi Yarmouk non rappresenta un interesse strategico per nessuna forza politica, la maggior parte del campo è tutt’ora inagibile, priva di infrastrutture e con forti problemi di corrente elettrica e acqua potabile.

I residenti utilizzano generatori esterni per permettersi qualche ora di corrente elettrica al giorno. Chiedo chi abbia offerto il maggiore aiuto dopo la guerra e mi viene risposto che sebbene alcune organizzazioni umanitarie siano intervenute, sono stati soprattutto gli stessi palestinesi di Yarmouk ad aiutarsi fa loro.

Difficile ad oggi poter determinare quale futuro potrà esserci per il campo di Yarmouk, ma anche per i palestinesi presenti in Siria, a seguito delle politiche dei nuovi governanti di Damasco, e di coloro che ad oggi si stanno spartendo il territorio siriano.

Dopo la lunga visita all’interno del campo,il commiato è : “Adesso anche tu sei figlia del campo”, vado, e chiedo scusa per un mondo che si è voltato dalla parte opposta… lasciandoli soli.

Testo e foto di Maya per ComeDonChisciotte.org

13.05.2025

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NOTE

  1. La guerra in Siria ebbe inizio nel 2011, evolvendosi sulla scia di diverse rivolte popolari, nate nell’ambito della Primavera Araba. A marzo 2011 scoppiarono le proteste nella città di Dar’a. Ben presto il conflitto si allargò vedendo l’insorgere di gruppi islamisti fra le fila dei ribelli.
  2. Hayat Tahrir Al-Shams: formazione armata islamista, chiamata anche Organizzazione per la Liberazione del Levante, di orientamento salafita, attiva e coinvolta nella guerra siriana. Nata il 28/01/2017 dalla separazione con il fronte Al-Nusra e attualmente in potere in Siria dal 08/12/2024, il suo leader è l’attuale presidente ad interim siriano Ahmed Al-Shara
  3. Sono un gruppo etno-religioso che vive principalmente in Libano, Siria, Israele e Giordania. Il loro monoteismo è influenzato dall’Ismailismo, dal cristianesimo e dall’ebraismo. In Israele, sono cittadini israeliani e i loro uomini sono soggetti al servizio militare. In alcuni casi, i Drusi del Golan si identificano come siriani.
  4. Bashar al-Assad è stato il presidente della Repubblica Araba Siriana dal 2000, succeduto al padre Hafez al-Assad, al potere dal 1971.Ha assunto la guida del Paese dopo la morte del fratello maggiore, inizialmente designato come successore. Durante il suo mandato, la Siria ha attraversato la guerra iniziata nel 2011 e conclusasi nel 2018. A seguito della presa al potere di HTS, l’8 dicembre 2024, Assad si è allontanato dalla Siria recandosi a Mosca.
  5. L’Esercito Siriano Libero nasce il 4 giugno 2011, si tratta di un’organizzazione militare e paramilitare che allo scoppio delle proteste in Siria nel 2011 contro il governo di Bashar Al Assad riunì al suo interno figure legate alla Fratellanza Musulmana, disertori della Repubblica araba siriana, ma soprattutto element legati all’integralismo islamico.
  6. Organizzazione terroristica internazionale, fondata da Abu Musab al-Zarqawi e da Abu Bakr al-Baghdadi. Il suo autoproclamato emiro Abu Bakr al-Baghdadi affermò la nascita di un califfato, definito “dello Stato Islamico dell’Iraq e della Siria” nei territori dell’Iraq e della Siria di cui si proclamò califfo il 29 giugno 2014 Originariamente parte di al Tawhid al Jihad, il gruppo armato di Abu Mussab al Zarqawi, successivamente diventata Isi (Stato Islamico in Iraq) per poi fondersi, in Iraq, con al Qaeda, diventando al Qaeda in Iraq. Quando nel 2010 ne assunse il comando Abu Bakr al Baghdadi, il gruppo tornò alla precedente denominazione di Stato Islamico in Iraq. Nel 2013, in seguito alla fusione con un settore di Jabhat al Nursa, gruppo jihadista affiliato ad al Qaeda, l’organizzazione assunse il nome di Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (al Sham), meglio noto con la sigla di Isil o Isis.
  7. Il campo profughi di Balata si trova a Nablus, nella Cisgiordania settentrionale, e ospita circa 33.078 rifugiati palestinesi, rendendolo il campo più popoloso in Cisgiordania. Originariamente progettato per ospitare circa 5.000 persone, oggi ospita una popolazione notevolmente maggiore.
  8. Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi in Medio Oriente
  9. Si riferisce all’esigenza dei palestinesi di tornare nelle loro terre e nelle loro case da cui furono espulsi durante la guerra del 1948 che portò alla creazione dello stato di Israele. I rifugiati palestinesi, sia quelli di prima generazione che i loro discendenti, hanno il diritto al ritorno e alle proprietà che essi stessi o i loro antenati hanno lasciato o sono stati costretti a lasciare dagli israeliani.
  10. Enabbaladi.net è un’organizzazione mediatica siriana senza scopo di lucro che pubblica un giornale con lo stesso nome, in arabo e in inglese. Fondata a Darayya, in Siria, nel 2011.
  11. La guerra del Libano del 2006, chiamata anche seconda guerra israelo-libanese, è stato un conflitto militare durato 34 giorni, avvenuto in Libano e nel nord di Israele. Il conflitto è continuato fino al cessate il fuoco per intermediazione delle Nazioni Unite che ha avuto effetto il 14 agosto 2006, con la risoluzione 1701, anche se formalmente le operazioni sono terminate l’8 settembre 2006, quando Israele ha rimosso il blocco navale del Libano e si è ritirato dal territorio Libanese, dichiarando nei fatti la vittoria di Hezbollah.
  12. Politico e militare palestinese leader del gruppo politico al-Fatàh, la principale organizzazione della resistenza armata palestinese, e presidente dal 1969 del Comitato esecutivo dell’OLP, nel 1994 divenne presidente e ministro dell’Interno dell’Autorità nazionale palestinese, nata dagli accordi di Oslo.
  13. L’Organizzazione per la Liberazione della Palestina è un’organizzazione politica palestinese, considerata dalla Lega araba a partire dal 1974 la legittima “rappresentante del popolo palestinese”. Fondata a Gerusalemme nel maggio 1964 da una riunione di 422 personalità nazionali palestinesi, a seguito di una precedente decisione della Lega araba, il suo obiettivo, all’origine della sua nascita, era la «liberazione della Palestina» attraverso la lotta armata. Lo storico presidente dell’OLP fu Yasser Arafat.
  14. Serie di accordi politici conclusi ad Oslo il 20 agosto 1993 e ratificati il 13 settembre dello stesso anno. Gli accordi di Oslo portarono all’istituzione dell’Autorità Nazionale Palestinese – con il compito di autogovernare, in modo limitato, parte della Cisgiordania e la striscia di Gaza – e riconobbero l’OLP come partner di Israele nei negoziati sulle questioni in sospeso. Per la maggioranza del popolo palestinese gli accordi rappresentarono una sconfitta poiché non venne riconosciuto lo Stato di Palestina e il diritto al ritorno dei profughi.
  15. Formato nel 1994 in conseguenza degli accordi di Oslo per governare la striscia di Gaza e alcune aree della Cisgiordania. Organismo politico di Autogoverno palestinese. Anpè stata negli anni sempre più criticata per aver assunto un carattere autoritario nei confronti della propria popolazione, limitando e controllando ogni forma di critica e dissenso, e per la dilagante diffusione della corruzione, fattore che aggrava la già difficile condizione socioeconomica dei Territori.
  16. Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – Comando Generale (FPLP-CG) fu fondato, da una frattura originatasi all’interno del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), da Ahmed Jibril, con il sostegno di Damasco nel 1968. Rimarcando al FPLP di aver sprecato troppo tempo ed enormi risorse nella riflessione politica sul marxismo, il FPLP-CG dichiarò subito che il suo obbiettivo primario sarebbe stata l’azione militare, e non il dibattito ideologico.
  17. Fazione militante di guerriglia palestinese, fondata dal Col. Sa’id al-Muragha, meglio conosciuto come ‘Abu Musa’.Originariamente parte del Fath, Fath al-Intifada ruppe con l’organizzazione nel 1983, durante la partecipazione dell’OLP alla Guerra civile libanese. Il motivo fu la differenza d’idee fra Abu Musa e Yasser Arafat su un certo numero di problemi di carattere militare e sulla corruzione che serpeggiava all’interno dell’OLP.
  18. Proteste ed agitazioni cominciate tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011. I paesi maggiormente coinvolti dalle sommosse furono l’Egitto, la Siria, la Libia, la Tunisia, lo Yemen, l’Algeria, l’Iraq.
  19. Movimento nato allo scoppio della guerra siriana , quando Al Baghdadi, leader di Al-Qa’ida in Iraq, diede mandato all’attuale presidente siriano di creare una cellula di Al-Qa’ida in Siria , al fine di rovesciare il governo di Bashar Al Assad e proclamare un califfato islamico.
  20. Il Syrian Cities Damage Atlas è un rapporto realizzato dall’UNITAR (United Nations Institute for Training and Research) attraverso il suo programma UNOSAT, in collaborazione con REACH Initiative.  Questo documento fornisce una valutazione dettagliata dei danni infrastrutturali in diverse città siriane, utilizzando l’analisi delle immagini satellitari per identificare edifici distrutti o danneggiati in modo grave o moderato.  L’obiettivo è fornire una panoramica dell’estensione dei danni e del loro impatto sulle comunità locali.
  21. Politico e militare siriano, esponente del partito politico Ba’ath. Assunse dapprima la carica di Ministro della Difesa, nel 1966 e nel marzo 1971 fu eletto alla presidenza della repubblica siriana. Ruolo che mantenne fino alla sua morte nel 2000.
  22. La Nakba, che in arabo significa “catastrofe”, si riferisce all’esodo forzato di circa 700.000 palestinesi avvenuto tra il 1947 e il 1949, durante la guerra che seguì alla proclamazione dello Stato di Israele. Questo evento segnò la distruzione di oltre 400 villaggi palestinesi e l’espulsione o fuga della popolazione araba palestinese dalle loro terre d’origine. La Nakba è commemorata ogni anno il 15 maggio, giorno successivo alla dichiarazione di indipendenza di Israele (14 maggio 1948). Per i palestinesi, rappresenta l’inizio di una diaspora che ancora oggi coinvolge milioni di rifugiati.
  23. Fatah è un movimento politico e militare palestinese, fondato nel 1959 da Yasser Arafat. È uno dei principali partiti dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) e ha storicamente guidato la lotta per la creazione di uno Stato palestinese. Oggi è il partito dominante nell’Autorità Nazionale Palestinese.
  24. Organizzazione politica e militare palestinese, di orientamento marxista leninsta, fondata nel 1967. Si propose come fazione di avanguardia della classe lavoratrice palestinese con l’obbiettivo di lberare la Palestina dall’occupazione coloniale sionista.
  25. La guerra del 1948, detta anche guerra arabo-israeliana, scoppiò dopo la proclamazione dello Stato di Israele il 14 maggio 1948. Subito dopo, una coalizione di Stati arabi (Egitto, Giordania, Siria, Libano e Iraq) invase il nuovo Stato, opponendosi alla sua creazione. Il conflitto si concluse nel 1949 con la vittoria di Israele, che ampliò il territorio rispetto al piano di partizione dell’ONU del 1947.
  26. Gli apolidi sono persone che non possiedono la cittadinanza di alcuno Stato, cioè non sono legalmente riconosciute come cittadini da nessun paese. Questa condizione può derivare da cause come conflitti, discriminazioni, lacune nelle leggi sulla cittadinanza o la dissoluzione di Stati. Gli apolidi spesso vivono senza diritti fondamentali come istruzione, sanità o lavoro legale.
  27. Il Caesar Act è una legge statunitense del 2019 che impone sanzioni economiche al regime siriano di Bashar al-Assad e ai suoi alleati.
  28. Hezbollah è un movimento sciita libanese nato negli anni ’80, in risposta all’invasione israeliana del Libano. È sia un partito politico, sia una milizia armata. Ha forte influenza in Libano, il suo leader indiscusso Hassan Nasrallah è stato ucciso da Israele a Beirut il 27 settembre 2024.
  29. Abu Jihad, pseudonimo di Khalil al-Wazir (1935–1988), è stato uno dei fondatori di Fatah e uno dei principali leader della resistenza palestinese. Era il braccio destro di Yasser Arafat e responsabile delle operazioni militari contro Israele. Fu ucciso in un’operazione israeliana a Tunisi nel 1988.
  30. Ahmed Jibril  è stato il fondatore del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – Comando Generale (FPLP-CG), una fazione palestinese scissionista di orientamento marxista e filo-siriano. Conosciuto per le sue posizioni radicali e l’uso della lotta armata, ha avuto stretti legami con la Siria e si è opposto agli accordi di pace con Israele.

Fonte: comedonchisciotte.org

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