Perché non si può fare niente


Contro le violazioni di diritti fondamentali da parte dello Stato, la via giudiziaria è quasi impossibile. L'unica alternativa è la protesta.


Tra le persone che sanno cosa significa “diritti fondamentali e inalienabili della persona” (altrimenti è inutile parlare), sento sempre più spesso ripetere la domanda “Ma è possibile che non si possa fare niente a livello giuridico?”, a cui segue “è sbagliato il nostro sistema, visto che non è in grado di evitare tutto questo?”.

Se la risposta alla prima domanda, via via che passano i giorni, sembra purtroppo poter essere solo “No, non si può fare niente”, la risposta alla seconda domanda non è così semplice.

La realtà è che il nostro sistema ha più di un meccanismo di sicurezza, e sono meccanismi che, nel tempo, lo hanno salvato e tenuto al riparo dagli attacchi più o meno violenti, più o meno pericolosi che si sono succeduti. Perché questa volta non ha funzionato, non sta funzionando?

“Non funziona perché è assurdo che non si possa fare ricorso contro una legge palesemente errata.”

Non è così e, tra l’altro, questa “limitazione” è sempre esistita, ed è ovvio che esista. Chi decide se una legge è “palesemente” errata? E poi, se fosse possibile ricorrere contro una legge, cosa pensate che succederebbe a qualunque legge fiscale che ilprovasse ad emanare?

“Non funziona perché la magistratura è politicizzata e non fa il suo dovere.”

La magistratura è sempre stata politicizzata. Ma in questo caso non spetta alla magistratura muoversi “direttamente”. La magistratura può farlo nei limiti definiti dal suo campo d’azione. È vero che alcune sentenze recenti, soprattutto della Corte Costituzionale, hanno fatto alzare più di un sopracciglio ad illustri costituzionalisti, ma cose di questo genere ci sono sempre state.

“Non funziona perché la Costituzione è priva di sistemi di auto-difesa contro degli attacchi diretti che arrivino dall’esterno.”

La Costituzione prevede un pacchetto solido e nutrito di meccanismi di auto-difesa che, come detto, in passato già sono entrati in azione e l’hanno difesa.

“Non funziona perché è il sistema giuridico ad avere delle falle.”

Anche in questo caso… il sistema giuridico è sempre quello, e ha sempre funzionato.

Venendo ad esempi che riguardano l’attuale situazione, il DPCM (che promana direttamente dal Presidente del Consiglio, senza che questi debba consultarsi con nessuno) è declassato ad atto amministrativo, di livello gerarchico bassissimo, quindi, e in nessun caso può andare (… lo so… diciamo meglio: dovrebbe poter andare) contro quello che è il sistema legislativo vigente.

Il Decreto Legge (che promana dal Governo, scavalcando temporaneamente il Parlamento), ha dei canali rigidi di attuabilità (devono sussistere fattori di necessità e urgenza perché possa essere emanato), e deve essere convertito in legge dal Parlamento necessariamente entro 60 giorni dalla sua entrata in vigore, pena la sua decadenza. Quindi il Parlamento può vigilare e non far passare unche, ad esempio, violi la Costituzione.

Se è vero che il privato cittadino non può opporsi direttamente a una Legge o ad un Decreto Legge, c’è comunque chi può farlo: organi dello Stato o le Regioni possono attivare la Corte Costituzionale così che si pronunci in merito a questo o quel provvedimento. E non dimentichiamo il Presidente della Repubblica che, nel caso di un DL non motivato da urgenza e necessità, o che violi la Costituzione, può rifiutarsi di firmare, invitando il Governo a rivedere il tutto.

Ma allora perché questa volta non sta funzionando niente?

Come mai il Presidente del Consiglio, unitamente al Governo, sta violentando la Costituzione, ne sta sventrando le fondamenta, calpestando in modo dichiarato ed evidente gli articoli fondanti, e nessuno riesce a dire o a fare niente? Perché in passato non è stato possibile e stavolta sì?

La risposta è molto semplice e drammaticamente preoccupante.

Mai, nel passato di questo paese, il Parlamento è stato al 99% allineato sulle posizioni del Governo (sgomberiamo immediatamente il campo da considerazioni sull’opposizione di Fratelli d’Italia, finta quanto un Rolex comprato nella piazzola di un autogrill). Non è mai successo che nel Parlamento Italiano non fosse – di fatto – rappresentata l’opposizione. Questo è il “vulnus”, questo è il problema, questo è l’evento particolare che si verifica oggi e mai nel passato, e da cui scaturisce tutto il resto.

Se l’opposizione non c’è, per esempio, ecco che tutte le Commissioni Parlamentari che abitualmente, per equilibrare il potere del Governo, vengono date all’opposizione, finiscono comunque a essere tra le mani del Governo. Ecco che i giudici della Corte Costituzionale (la cui ampia maggioranza, senza entrare nel merito, è direttamente di nomina politica), remano tutti nella stessa direzione: quella del Governo (ecco spiegate le discutibili decisioni delladi cui sopra). Se l’opposizione non c’è, ecco che media, stampa, televisioni, diventano a tutti gli effetti dei meri portavoce del Presidente del Consiglio.

Ecco che controllati e controllori si ritrovano a condividere gli stessi interessi. Ecco che nessuna nomina di carattere più o meno palesemente “politico” (che ne so, il presidente dell’Istat, il Garante della privacy, il Presidente dell’INPS, i vertici dell’AIFA) ha più intenzione di disallinearsi dall’obiettivo del Presidente del Consiglio, anzi, ecco perché ne rappresenta direttamente uno dei bracci armati.

Quando poi a questa situazione pazzesca si va ad aggiungere l’interesse, personale e politico, del Presidente della Repubblica (nel meccanismo perverso di scioglimento delle camere, semestre bianco e scambio di favori incrociati), ecco che la frittata è fatta (ne avemmo un saggio già con il doppio mandato di Napolitano).

E allora ecco il Parlamento che approva, anziché respingere sdegnosamente, Decreti Legge che violano ogni tipo di Legge, Costituzione, Regolamenti europei. Ecco che le Regioni, tutte guidate da partiti di governo, si guardano bene dal sollevare questioni costituzionali su provvedimenti non necessari né urgenti, che cancellano articoli fondamentali della Costituzione. Ecco magistrati, appartenenti a correnti di partiti tutti al governo, emettere sentenze a dir poco curiose e bizzarre.

C’è poi il problema degli avvocati, alcuni molto… popolari, che scrivono ricorsi irricevibili, ma questo è un argomento diverso, anche se non è da sottovalutare, visto che – oltre al danno per i singoli ricorrenti – finiscono anche per incanalare buona parte dellasu binari morti.

La Costituzione ben disegnata lo era. I Padri Costituenti i paletti li avevano messi. Ma non furono in grado di prevedere un Parlamento schierato al 99% dalla stessa parte. Questo, l’Italia che usciva dal fascismo, non riusciva a prevederlo. Ed è questa particolarità, principalmente, a permettere questo che, a tutti gli effetti, possiamo definire “golpe bianco”, che sta portando il Paese verso la fine della democrazia.

Di chi le colpe?

La colpa è di chi, nel Parlamento, non sta facendo il suo dovere. E i principali responsabili non possono non essere individuati che nella Lega e nel Movimento 5 Stelle.

Sono le due forze politiche che hanno vinto l’ultima tornata elettorale. Le due forze politiche che hanno vinto perché, nel loro programma, erano fieramente opposte al sistema di interessi economico-finanziari che spadroneggia ormai senza alcun tipo di vincolo in Europa (e di cui Draghi è da sempre uno degli alfieri più rappresentativi), ed erano fieramente opposte al partito che maggiormente tutela questo sistema: il PD.

Il vomitevole voltafaccia del Movimento 5 Stelle che ha portato alla nascita del Conte II, proprio con il PD, ha dato la prima spallata. E poi ancora i grillini, questa volta in compagnia anche dei leghisti, sono finiti a governare proprio con quel Draghi per combattere il quale gli elettori li avevano votati.

È tutto?

A livello “alto”, a livello politico, e quindi a livello giuridico, sì. È tutto. È per questo che, questa volta, niente sta funzionando.

C’è una soluzione, allora?

Chi scrive – lo devo dire – non è particolarmente ottimista in merito. Per lo meno nel breve, se non anche nel medio periodo. Dove risiede il mio pessimismo? L’ho scritto più volte, nei giorni scorsi. Il mio pessimismo risiede nell’incantesimo nel quale sembra dibattersi la maggioranza degli italiani.

Diciamola tutta: l’ignoranza civica degli italiani è abissale e, a volte, addirittura auto-compiaciuta. Un po’ per colpa, un po’ per pigrizia, un po’ perché chi ha guidato questo paese ha sempre, sistematicamente, evitato che una coscienza civica, un senso dello Stato, una consapevolezza politica si formassero nei cittadini. Il risultato è che le “nostre” pulsioni civili si esauriscono nella nazionale di calcio. E non è una cosa nuova, questa, se Churchill, addirittura, ebbe modo di dire di noi: “Gli italiani perdono partite di pallone come fossero guerre, e guerre come fossero partite di pallone”. Non molto lusinghiero, da parte della… “perfida Albione”, ma, ahimè, assolutamente preciso nella fotografia.

Ora, il combinato disposto tra la totale assenza di un’opposizione politica e l’ignoranza civica (o la superficialità, non meno pericolosa) degli italiani crea un “corto circuito” pericolosissimo. Il Parlamento monodirezionale, corrompendo tutto ciò che è “pubblico”, comporta l’impossibilità di far valere i propri diritti nelle sedi opportune. Il popolo civicamente ignorante comporta che chi protesta si viene a trovare in una minoranza troppo… minoranza per poter sperare di ottenere ascolto.

Però… però… qualche scricchiolio, forse, si comincia a sentire.

Hai visto mai che questa situazione, questo particolare momento storico, questo golpe bianco che, giorno dopo giorno, si sta svelando ai nostri occhi, non finisca per giocare a nostro favore? Hai visto mai che questa dittatura che si sta instaurando silenziosamente, prima o poi smetta di essere così silenziosa e inizi a palesarsi per quello che è?

Qualche segnale si sta iniziando a vedere. C’è una mobilitazione generale, che serpeggia, e che monta, che si gonfia. Gli incidenti alla manifestazione di Roma di qualche giorno fa, parlano abbastanza chiaro: finché levenivano “lasciate in pace” era segno che non destavano preoccupazione per il “potere”. L’aver mandato degli infiltrati, l’avere dato il via alla strategia della tensione, l’aver fatto in modo di creare disordini, è un chiaro segno che la protesta sta cominciando a colpire nel segno, comincia a destare qualche preoccupazione.

E chissà che i mezzi di comunicazione di massa, questi famosi… telefonini di cui ormai tutti sono dotati, non finiscano per diventare uno strumento utile per far uscire qualcuno dall’incantesimo? Chissà che, a forza di protestare – pacificamente – e a forza di svelare pubblicamente (ormai è facile) il “giochino dell’infiltrato”, non si finisca per risvegliare qualche coscienza, anche le più addormentate, anche le più ipnotizzate? D’altra parte se, come detto, la via giudiziaria è – se non impossibile – difficilissima da percorrere (ma non rinunciamo a farlo, però… battiamo e battiamo… “dalle e dalle se piega pure ‘o metalle”), l’unica strada che ci rimane è quella della protesta, civile e pacifica… che tanto… a far casini ci pensano loro da soli!

Civile e pacifica, e questa sarà la vera difficoltà, da adesso in poi: riuscire a mantenerla tale.

Ma forse, forse, riuscendo a farlo, continuando a farlo, arrivando a dare un segnale forte, netto, inequivocabile e, dal 15 ottobre in poi, saldo e deciso… chissà che non si riesca, giorno dopo giorno, ad essere qualcuno in più? Chissà che qualche vaccinato, finalmente, non riesca a rendersi conto che non è il Covid la cosa che si trova sul piatto della bilancia ma i suoi diritti, fondamentali e inalienabili, che il fulcro del discorso non è si-vax o no-vax ma, per citare l’amico Manlio Dorigo, la Tenebra o la Luce?

Battiamolo, questo ferro. Siamo i soli a poterlo fare. Per il momento sta iniziando a vibrare. Ma dalle e dalle…


Autore: Massimo Calisti

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