Dei fatti di Trieste e dell’ignavia degli italiani


La violenza delle FFOO contro i manifestanti di Trieste e l'insopportabile ignavia di chi è ipnotizzato dall'informazione falsa e a senso unico.


Guardo le immagini degli “scontri” di Trieste. O meglio degli attacchi violenti delle forze dell’ordine, perpetrati ai danni di manifestanti contro il green pass. Manifestanti inermi e pacifici.

C’è qualcosa di osceno nelle immagini di poliziotti, carabinieri e finanzieri che, in assetto da combattimento, con idranti, sfollagente, caschi, scudi e lacrimogeni sgominano una pericolosissima massa di persone pacifiche, tra cui donne e bambini, che non tirano neanche un sasso, neanche una miccetta, non reagiscono minimamente.

Vengono caricate unicamente perché stanno scioperando, pacificamente. Vengono caricate perché manifestano, pacificamente.

A prescindere – sì, a prescindere – dal fatto che la loro causa sia giusta o sbagliata, stanno scioperando, stanno manifestando, sono pacifiche, assolutamente pacifiche, e quindi la Polizia NON PUÒ attaccarle, colpirle, disperderle. Non può. Semplicemente non può. Non in un regime democratico.

E già, ecco il problema. L’Italia non è più una democrazia.

Un Parlamento privo di opposizione. Un Governo non uscito dalle urne che viola manifestamente ogni legge, ogni regolamento, la Costituzione, il buon senso, la prassi. Una stampa interamente schierata dalla parte del Dittatore. L’opinione pubblica che, per colpa o per comodo o per pigrizia, rimane del tutto inerte, indifferente, a tratti addirittura stizzita dalla reazione delle poche persone che contrastano questa nascente dittatura.

C’è qualcosa di osceno in tutto questo, di volgare. C’è un potere che ormai viola apertamente ogni regola scritta e non scritta perché è del tutto sicuro della propria impunità. Sa per certo che, né in patria (dove quasi tutti sono o asserviti o addormentati) né all’estero (dove le informazioni arrivano falsate, ma dove soprattutto si attende il successo dell’operazione italiana come apripista) nessuno si azzarderà a muovere un dito, ad alzare un sopracciglio per quello che viene messo in atto.

I primi quattro articoli della Costituzione ormai sono andati da giorni. Oggi ci siamo giocati il diritto allo sciopero. Anche solo pensare allo Statuto dei Lavoratori fa “sorridere”, ormai.

L’Italia oggi è questo. E, a mia memoria, è la prima volta, in quasi sessant’anni di vita, che vedo la polizia caricare persone con le mani alzate, donne e bambini seduti in terra, assolutamente inoffensivi ed innocui. La prima volta. E temo che non sarà l’ultima.

La volontà di Draghi e dei suoi accoliti è ormai evidente, palese, chiara, non può più nascondersi. Il Golpe Bianco ormai tanto bianco non lo è. Se la Polizia si sporca le mani attaccando persone pacifiche, il Golpe è un golpe e basta. Non è bianco. E’ una dittatura.

Eppure, malgrado tutto, non riesco ad avercela solamente con Draghi. Draghi, certo, è il responsabile materiale, principale ed imperdonabile, di tutto questo orrore. Lui e i suoi “compagni storici di merende”. Tipo Prodi, vomitevole e volgare, con il suo “chi ha la forza la usi”, per citarne solo uno.

Ma se la colpa materiale è evidentemente di Draghi e dei suoi accoliti, la colpa morale, non meno grave, anzi, forse ancor più deprecabile di quella materiale, la colpa morale è del popolo ignavo, che osserva nella più totale indifferenza i suoi diritti andare al macello, 100 anni di storia e di lotte calpestati e distrutti.

Sì perché non sono mica solo i diritti dei portuali di Trieste o di Genova a venire calpestati. Non sono solo quelli delle persone che manifestano in tutta Italia. Sono i diritti di tutti che stanno venendo gettati nel cesso da questo manipolo di affaristi senza scrupoli cui il popolo ha deciso di dare carta bianca.

È una colpa gravissima. Una colpa imperdonabile.

L’ignoranza, un’ignoranza che porta a non capire addirittura l’importanza dei primi articoli della Costituzione, al giorno d’oggi è imperdonabile. L’apatia, l’indifferenza, l’egoismo, la cecità, sono altrettanto imperdonabili, senza bisogno di spiegare perché.

Ma ciò che è più imperdonabile è l’ignavia, il rincoglionimento di una buona metà della popolazione che oggi se ne sta rintanata dietro le proprie finestre, scuotendo il capo e deprecando questi pazzi che, nel 2021, parlano ancora di diritti inviolabili dell’essere umano.

Ignavi sono quelli, e sono tanti, tantissimi, che sanno benissimo, hanno sempre saputo (e contro questo hanno sempre combattuto) che nei cortei ci sono gli infiltrati, che servono a creare il presupposto perché il corteo diventi violento. Perché a cortei così ci sono stati, ci si sono trovati dentro.

Sono quelli, e sono tanti, tantissimi, che sanno benissimo, hanno sempre saputo (e contro questo hanno sempre combattuto) che la stampa di regime riporta verità manipolate, omette fatti, non racconta, racconta travisando. Lo sanno perché c’erano a Ustica, a Piazza Fontana, a Via Fani, alla stazione di Bologna, a Ramstein.

Sono quelli, tantissimi, che sanno benissimo che le industrie farmaceutiche non sono delle fondazioni benefiche ma delle multinazionali che hanno come solo obiettivo il profitto senza scrupoli, senza pensare ad altro; perché sanno, per esempio, quant’è lunga la lista delle vicende giudiziarie della Pfizer, e sanno in che modo molte di esse sono state messe a tacere.

Sono quelli che sanno benissimo che non si può permettere a nessuno di attentare alla Costituzione, calpestarne, stracciarne pagine intere; che non c’è niente con cui quelle pagine possano essere barattate, e lo hanno dimostrato in passato, combattendo, fieramente, contro Renzi, contro Berlusconi, contro tutti gli attentati che – in maniera infinitamente meno grave di oggi – sono stati perpetrati contro la democrazia di questo paese.

Tutti immobili. Tutti silenziosi. Tutti rincoglioniti da una narrazione che, fin dal primo giorno e ormai in maniera palese, fa acqua da tutte le parti, raccontando di un virus che non esiste più in quasi nessuna parte del mondo, ma che esiste solo qui (anche se qui esiste a fasi alterne, perché quando si tratta di far tornare in ufficio i lavoratori pubblici allora non c’è). Raccontando di un vaccino che non vaccina, che non immunizza, che non rende le persone non contagiose, che – dati su dati ormai viaggiano verso quella direzione – danneggia più persone di quelle che salva e che, come qualcuno teme (e speriamo si sbagli) presto inizierà a fare ancora più danni, quelli veri, quelli grossi.

Neanche il Governo sembra più credere a questa narrazione. Ci crede solo il popolo indifferente, il popolo ignavo, il popolo ormai addormentato, senza alcun senso civico.

Ecco, questi ultimi non si possono perdonare. Perché se Draghi e i suoi sodali hanno un obiettivo, abominevole o meno che sia, è pur sempre un obiettivo. Il popolo ignavo no. Non ha niente. Solo una violentissima indifferenza.

E lo so, dà fastidio. Perché dà fastidio ritrovarsi a lottare anche per questo popolo ignavo che non merita niente. Ma è l’unica strada che abbiamo. L’unica che rimane da percorrere. Protestare, cercando di farlo fino in fondo nel modo più pacifico possibile, ma protestare. Protestare fino a che sarà possibile. Dappertutto, ad ogni livello, in ogni modo. Per strada, nelle piazze, nei porti, certo, ma anche semplicemente nei propri uffici, nei propri negozi, rifiutandoci di usare quell’assurdo documento che ha trasformato i diritti in concessioni. Rifiutandoci di usare il Green Pass, a tutti i livelli.

Perché, lo vedete, lo vediamo, piano piano, giorno dopo giorno, via via che i mattoncini dell’assurdo castello di falsità messo in piedi dalla narrazione ufficiale si sgretolano, sempre più persone escono dall’incantesimo, si svegliano, si scuotono… È l’unica strada. E malgrado l’impresa sembri improba… non è così sicuro che sia impossibile. Soprattutto, questa è una guerra troppo importante, troppo fondamentale, per noi, per le nostre coscienze non addormentate, per i nostri specchi davanti cui passiamo al mattino, per non combatterla. Va combattuta. Anche per chi non lo fa. Anche per chi non capisce la barbarie di trasformare un diritto in concessione, neanche fossimo ai tempi del Gattopardo.

Certo bisogna farne di strada
Da una ginnastica d’obbedienza
Fino ad un gesto molto più umano
Che ti dia il senso della violenza
Però bisogna farne altrettanta
Per diventare così coglioni
Da non riuscire più a capire
Che non ci sono poteri buoni

La gente che cantava le canzoni di De André adesso dorme placidamente, ed è imperdonabile.

Ma forse hanno ragione loro. Nell’estate del 1960 il Governo Tambroni sparò sulla folla e uccise delle persone. Oggi solo idranti… ma sì… ma di che ci lamentiamo? Hanno ragione loro… Mica c’è un problema di democrazia, in Italia!


Autore: Massimo Calisti

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