Fine spiegato semplice.
di Loretta Napoleoni
Donald Trump ha annunciato un piano aggressivo di dazi sulle importazioni statunitensi, segnando l’inizio di una nuova era di competizione commerciale. Ecco i punti chiave:
Tariffe universali e mirate:
Un dazio base del 10% su tutte le importazioni.
Tariffe aggiuntive (dal 10% al 50%) per i 60 Paesi con i maggiori deficit commerciali verso gli USA, calcolate in base alle barriere commerciali imposte ai prodotti americani.
Colpiti in modo diversificato:
UE: 20% (per “pratiche commerciali sleali”).
Cina: 54% (34% + dazi esistenti), il colpo più duro.
UK: solo 10%, un segnale positivo per un futuro accordo.
Giappone: 24%, nonostante sia un alleato militare.
Sudest asiatico e altri: fino al 50% (es. Cambogia 49%, Vietnam 46%).
Esenzioni e eccezioni:
Messico e Canada evitano i dazi aggiuntivi, ma restano quelli legati all’accordo del 2020.
Auto, semiconduttori, farmaci e alcune materie prime (come oro e energia) sono esentati, ma potrebbero essere oggetto di future indagini.
Emergenza nazionale e tempi stretti:
Giustificati da “preoccupazioni per la sicurezza economica e nazionale”, i primi dazi scattano già dal 5 aprile (10% base) e dal 9 aprile (tariffe differenziate).
Obiettivi dichiarati:
Ridurre il deficit commerciale USA.
Rilanciare la manifattura americana, spingendo le aziende a produrre in patria.
“Punire” pratiche commerciali considerate sleali.
Generare entrate (migliaia di miliardi in 10 anni) per compensare i tagli fiscali.
Quanto dureranno?
Potrebbero essere ridotte se i Paesi si allineano alle richieste USA, ma per ora l’amministrazione è concentrata sull’applicazione. E se qualcuno reagisce, Washington promette ulteriori ritorsioni.
Perché è importante?
Questa mossa rischia di alimentare l’inflazione e innescare guerre commerciali, ma per Trump è la chiave per “riportare la grandezza americana”. Il mondo è in allerta: chi pagherà il prezzo più alto?
Fonte: lantidiplomatico.it


COMMENTA










