“Caro Rettore ti scrivo…”, lettere contro la dittatura sanitaria


Le lettere contro la dittatura sanitaria inviate ai Rettori da studenti, professori e lavoratori delle Università.


In questa pagina sono raccolte comunicazioni inviate da professori, studenti e personale dipendente delle nostre Università, indirizzate ai propri Rettori relativamente alla situazione pandemico-politica che ha coinvolto tutti noi ormai da quasi 2 anni.

in questo articolo:

  • studenti Università La Sapienza Roma
  • studenti Università di Genova
  • studentessa Sara Collauto Università di Padova
  • Prof. Andrea Tamperio Ciani Università di Padova
  • studenti conservatorio di Milano
  • studenti dell’Università di Bergamo
  • studenti Università di Udine

Raccolte insieme rappresentano una testimonianza importante, perché riassumono la situazione politica che si è generata da quando è iniziata questa pandemia. Argomentano sulla gestione della emergenza sanitaria, sugli aspetti statistici, sulla propaganda a senso unico e sulla censura dei media pilotati dal sistema politico, sull’arroganza e prepotenza delle multinazionali del farmaco, su un popolo manipolato.

Denunciano le forme di discriminazione che si sono perpetrate in seguito allo scontro dialettico tra pro-vax, no-vax e, ultimamente, nazi-vax ovvero le tre categorie di persone in cui attualmente si può semplicisticamente dividere la società: coloro che accettano di sottoporsi al vaccino, coloro che per scelta lo rifiutano e coloro che vogliono imporre la vaccinazione obbligatoria per tutti, sembrerebbe pure alle panchine.

Questi documenti testimoniano come una società, che si autodefinisce libera e democratica, non sia poi capace, nella pratica, di tener fede ai valori che proclama; e come la paura, sapientemente orchestrata, possa generare dei mostri distruttori di pace, libertà e fratellanza, ancora oggi come già accaduto in passato.

Sono lettere di richiesta ed esortazione a non sottostare, a non assecondare, a non collaborare alle leggi illiberali e immorali che stanno oggi alimentando l’odio e la divisione tra le persone. Leggi che sembrano sostenere quella dittatura sanitaria che vuole un futuro di medicine per sani e malati: il mercato assoluto.

Un caldo invito quindi, alla lettura di queste illuminanti “Lettere ai Rettori” e un invito a tornare prossimamente su questa pagina per i futuri aggiornamenti.

Gli studenti dell’Università “Sapienza” (Roma)

Alla Cortese attenzione della Rettrice Antonella Polimeni,
Siamo un gruppo di studenti dell’Università La Sapienza e vorremmo rispondere alla Sua lettera rivolta alla Comunità studentesca, con cui Ella ci informa che il piano vaccinale deciso dal Governo è l’unica via d’uscita dalla pandemia.
È con un senso di profonda delusione che rileviamo come tale argomentazione, portata avanti dal Governo e dai media a reti unificate, venga riproposta in ambito accademico con una modalità assertiva volta a negare qualsiasi opinione che possa anche solo mettere in dubbio l’assunto su cui essa si fonda.
Come Lei sa, da medico e donna di scienza, il progresso delle conoscenze passa attraverso l’analisi obiettiva e trasparente delle evidenze scientifiche, che tenga in debito conto le posizioni critiche, minoritarie e dissenzienti.
Poiché, in qualità di studenti della Sapienza, abbiamo avuto il privilegio di apprendere questo metodo nelle aule di uno dei più antichi Atenei del mondo, non possiamo fare a meno di rilevare che, ad oggi, le evidenze scientifiche disponibili contraddicono le apodittiche affermazioni del Governo, tenuto conto del semplice fatto che, nel corso del mese di agosto 2021, si è registrato un numero di contagi e di decessi superiore rispetto a quello registrano nel mese di agosto 2020.
Questa semplice evidenza sembra confermare l’opinione, ormai largamente diffusa tra la popolazione, che ilrappresenti uno strumento di natura politica, più che di natura sanitaria, e che detto strumento sia volto, prioritariamente, a spingere gli italiani verso la vaccinazione di massa, aggirando in modo surrettizio l’art. 32, secondo comma, della Costituzione.
La stessa campagna vaccinale ha ormai messo in luce i rischi dei vaccini immessi in commercio dall’Unione europea in aperta violazione dei principi di precauzione, di consenso informato, di beneficienza, di non maleficenza e di giustizia; e confidiamo nel fatto che la Magistratura opererà per accertare il nesso di causalità tra vaccinazioni e reazioni avverse.
A questo punto non possiamo fare a meno di chiederLe se Lei sarà disposta, in quanto donna di scienza e in quanto medico, a prendersi la responsabilità di avallare uno strumento scientificamente rischioso e politicamente liberticida come il Green Pass, che peraltro determinerà il collasso della società civile come fino ad oggi ci è stato dato di conoscere, o se, invece, vorrà mettere argine a questa deriva.
Perché è evidente, Magnifica Rettrice, che, nel caso Lei scegliesse di avallare lo strumento del Green Pass, noi studenti saremo costretti a cercare altri luoghi, diversi dalla Sapienza, dove la ricerca, la conoscenza e la cultura si ispirino ai principi che il Green Pass intende sopprimere.
La ringraziamo per l’attenzione e la salutiamo cordialmente.

Gli Studenti Contro il Green Pass dell’Università di Genova

Magnifico Rettore Dott. Delfino,
Le scriviamo in rappresentanza del gruppo “Studenti Contro il Green Pass” che solo perconta oltre 700 persone tra studenti, docenti, genitori e personale amministrativo.
In considerazione Giuridica, il Green Pass istituito con Decreto-legge per accedere agli ambienti universitari e per esercitare il diritto allo studio porta, in primo luogo, una violazione dell’articolo 2 della Costituzione in quanto la Repubblica “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo” e non li concede dietro autorizzazione poiché connaturati all’individuo e preesistenti allo Stato stesso. Inoltre, pone in essere una discriminazione che contrasta l’uguaglianza formale, per cui “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali di fronte alla legge”, e sostanziale, per cui la Repubblica deve porre in essere condotte volte a dare equità, incardinate nell’articolo 3 della Costituzione. Esso, poi, è una chiara limitazione della libertà personale nei confronti di determinati soggetti tutelata dall’articolo 13 della Costituzione per cui è assolutamente vietato comprimere tale libertà “se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge”. Il Regolamento Europeo 953/21 vieta al punto 36 la discriminazione nei confronti dei soggetti che non possono e non vogliono vaccinarsi mediante l’uso del Green Pass, le ricordiamo che per Sentenza della Corte Costituzionale 170/1984 il Diritto Europeo è sovraordinato a tutto il Diritto interno e pertanto il Decreto-legge legato al Green Pass è inapplicabile e sospeso. Informare mediante sito universitario che gli studenti e il personale devono possedere Green Pass per accedere agli edifici pubblici, che per definizione non danno la possibilità di escludere nessuno soprattutto se avente diritto mediante pagamento tasse e vincita al concorso, viola l’articolo 6 della Legge 962/1967 che vieta la coercizione di dotarsi di marchi o segni al fine di identificarsi in un gruppo nazionale, senza contare l’insopportabile marchio ideologico di biasimo sociale per chi non è provvisto di Green Pass.
Richiedere un tampone ogni 48 ore senza che una persona presenti sintomi è chiaramente l’imposizione di un accertamento che, secondo la legge 833/78 all’articolo 33, solo la proposta motivata di un dottore dopo visita medica e il provvedimento di un Sindaco possono obbligare. La questione asintomatici, poi, è stata smentita in quanto i cicli di analisi dei tamponi è superiore al dovuto e l’OMS ha specificato che nei soggetti sani questi non sono attendibili, e ancora, l’ordinamento giuridico considera solo stati in evidente degenerazione patologica progressiva e gravissime malattie che pongono l’individuo in pericolo di vita.
Dissentiamo su quanto scritto sul sito dell’Università riguardo alla sicurezza che apporterebbe il Green Pass, niente di più falso, esso non è uno strumento volto a garantire sicurezza ma costituisce soltanto un obbligo secondario alla vaccinazione come detto da Crisanti e Bassetti. Oltre ciò, è evidente che il mondo scientifico non concordi sull’effettiva efficacia del vaccino e soprattutto sul rapporto rischi-benefici dello stesso, sul quale non vi sono sufficienti studi e sperimentazioni, evidenziato dal fatto che sul consenso informato è riportato chiaramente che le aziende farmaceutiche non si assumono responsabilità in caso di eventi avversi anche a lungo termine e che, purtroppo, si stanno manifestando persino con la morte. Pertanto, i limiti posti sui trattamenti sanitari resi obbligatori, nel nostro caso per vie traverse, sono ampiamente oltrepassati e a tal proposito si ricorda la Sentenza della Corte Costituzionale 5/2018. Per altro, il Ministero della Salute in questi due anni non ha considerato cure mostratesi efficaci come Sieroterapia, Desametasone e Idrossiclorichina combattendole sottoforma di minaccia verso medici che le praticavano e, comunque, il 7/08/2021 si è dato il via libera ai monoclonali. Dunque, Il Sars-CoV-2 è curabile e il cittadino, in tale condizione, ha diritto di valutare se un trattamento sanitario piuttosto che un altro rispetti il presupposto migliorativo del proprio stato di salute, anche questo stabilito dalla Corte Costituzionale.
Si avvisa, inoltre, che le certificazioni di esenzione alla campagna vaccinale sono osteggiate dai medici di base per imposizione da circolari interne dell’Asl ponendo molti studenti con problemi di salute in una situazione ancor più difficile.
Noi di Studenti contro il Green Pass teniamo a ribadire che ci poniamo contro ogni discriminazione verso gli studenti per qualsivoglia motivo che sia di razza, religione, convinzioni politiche, sesso e tanto più per terapie farmacologiche ai quali i singoli decidono o meno di sottoporsi. Discriminare l’accesso agli ambienti dell’Università in base al possesso di un lasciapassare è un’inaudita divisione in studenti di serie “A” e studenti di serie “B”. Ai primi è concesso, in un regime di libertà condizionata, di accedere alle lezioni, agli esami, di partecipare ai tirocini obbligatori e ai vari servizi dell’Università, mentre, ai secondi no a parità di tasse pagate. Il pensiero che questa e altre misure impediscano a qualunque studente di entrare in aula dovrebbe far rabbrividire chiunque.
A livello democratico non possiamo che rilevare come si stia intraprendendo, sia a livello nazionale che accademico, una china allarmante dove il principio di autorevolezza viene costantemente sostituito dal principio di autorità in veste di un “ipse dixit”. Se dall’alto le decisioni più stringenti vengono prese tramite decretazione di emergenza, senza previa discussione parlamentare, all’interno dell’Università la discussione è annullata sospendendo la possibilità di fruire degli spazi di ateneo.
Tali pericolosi provvedimenti, altresì, riorganizzano in modo preoccupante il rapporto tra collettività e individuo portando al centro la prima e non più il secondo, in nome di un “bene comune”, in totale disaccordo con la dottrina pluralista dalla quale si radica la nostra forma di stato.
Concludendo, le chiediamo di attenersi al controllo del ritorno del potere e al principio di legalità incardinati negli articoli 28 e 54 della Costituzione assumendo una ferma posizione di rifiuto su tale misura, che pretende irragionevolmente il prevalere del diritto alla salute contrastando la Sentenza della Corte Costituzionale 85/2013 e tutte le sentenze dei Tribunali riguardo i provvedimenti presi negli ultimi due anni, garantendo il libero accesso all’Università e mantenendo strumenti preventivi laddove necessario. Qualora il direttivo universitario non dovesse prendere posizione continueremo a organizzarci e metteremo in pratica azioni per far sì che uno scempio di tali dimensioni non diventi realtà.
Fiduciosi nella sua comprensione.
Studenti Contro il Green Pass dell’Università di Genova.

Sara Collauto, ex studentessa dell’Università di Padova

In risposta alla lettera del Rettore agli studenti dell’Università di Padova:

Magnifico Rettore Rizzuto,
mi chiamo Sara Collauto e sono una ex studentessa dell’Università di Padova, che ha conseguito la laurea magistrale in Scienze e Tecnologie Agrarie il giorno 20 luglio 2021.
Le scrivo in merito alla e-mail che ho ricevuto il giorno 26 luglio e che porta la Sua firma. Lei afferma che gli ultimi due anni sono stati “stravolti” dalla pandemia. Rispetto la Sua personale opinione, tuttavia ritengo che, ben più della “pandemia” sia stata la gestione della stessa ad aver stravolto la vita delle persone.
Sarebbe molto interessante far luce sull’effettiva validità di misure come lockdown, mascherine obbligatorie, restrizioni varie oltre che sulle loro devastanti conseguenze economiche e psicologiche sulle persone.
Interessante sarebbe anche capire il motivo per cui sono state vietate le autopsie sui morti per Covid a febbraio nel corso della prima ondata. Bisognerebbe anche chiarire il motivo per cui in seguito sia stato impedito ai medici di curare i loro pazienti in scienza e coscienza, obbligandoli a sottostare al protocollo “Tachipirina e vigile attesa”, imposto dal Governo.
Perché, infine, tutte le possibili cure che sono emerse fin dall’inizio con buoni, e talvolta ottimi risultati, sono state boicottate nel nome di un approccio prudenziale (utilizzato anche per quei farmaci, come l’idrossiclorochina, che hanno decenni di storia alle spalle), mentre con l’arrivo dei vaccini si è dimenticata ogni cautela?
Tuttavia, in questa sede mi limito a discutere alcune Sue affermazioni riportanti informazioni parziali e difficilmente verificabili. Personalmente, non comprendo la Sua scelta di non giustificare da un punto di vista scientifico le sue affermazioni e la ritengo una mossa particolarmente azzardata in un ambiente universitario dove lo studio e l’analisi dei dati oggettivi dovrebbe costituire l’essenza stessa di un discorso razionale, lucido, che indaghi la verità e privo di influenze esterne. Se ciò non si verifica nell’ambiente universitario dove si potrebbe verificare? Quale altra speranza rimarrebbe alla Scienza, alla Cultura, alla Politica per potersi evolvere?
Per quanto riguarda le sue dichiarazioni sulla campagna vaccinale non ho potuto verificare che “nonostante la presenza di queste varianti, la vaccinazione sta drasticamente riducendo l’impatto della malattia. Anche dove la diffusione delle varianti e la ripresa della socialità stanno incrementando il contagio, l’impatto clinico (…) è drasticamente inferiore rispetto alle precedenti fasi di espansione epidemica e interessa quasi esclusivamente soggetti che non hanno completato il ciclo vaccinale”. A tal proposito, ho consultato il sito dell’ISS dove con tutta chiarezza si riscontra che, rispetto all’anno 2020, non c’è stato alcun calo dei casi.
Anzi, come potrà riscontrare il confronto tra i vari mesi lascia intendere che, dopo l’inizio della campagna vaccinale, c’è stato un incremento dei contagi e dei morti attribuiti a Covid-19. Le riporto quanto ho trovato, con i riferimenti in allegato:
“Durante il periodo 18-31 maggio 2020 sono stati diagnosticati e segnalati complessivamente 6.350 nuovi casi, di cui 81 deceduti” (1)
“Durante il periodo 17-30 maggio 2021 sono stati diagnosticati e segnalati 52.191 nuovi casi, di cui 99 deceduti” (2)
“Durante il periodo 1 – 14 giugno 2020, sono stati diagnosticati e segnalati complessivamente 3.640 casi, di cui 42 deceduti” (3)
“Durante il periodo 31 maggio – 13 giugno 2021 sono stati diagnosticati e segnalati 26.960 nuovi casi, di cui 87 deceduti” (4)
“Durante il periodo 15-28 giugno 2020, sono stati diagnosticati e segnalati 2.837 casi, di cui 27 deceduti” (5)
“Durante il periodo 14 – 27 giugno 2021 sono stati diagnosticati e segnalati 12.427 nuovi casi, di cui 22 deceduti” (6)
“Durante il periodo 6 – 19 luglio 2020, sono stati diagnosticati e segnalati 2.746 casi, di cui 13 deceduti” (7)
“Durante il periodo 5 – 18 luglio 2021 sono stati diagnosticati e segnalati 26.805 nuovi casi, di cui 21 deceduti” (8)
“Durante il periodo 13 – 26 luglio 2020, sono stati diagnosticati e segnalati 3.057 casi, di cui 21 deceduti”(9)
“Durante il periodo 12 – 25 luglio 2021 sono stati diagnosticati e segnalati 48.498 nuovi casi, di cui 40 deceduti” (10)
La lettura di questi dati non rassicura molto riguardo all’efficacia della vaccinazione massiva.
Inoltre, alcuni medici e scienziati, tra i quali il premio Nobel per la medicina Luc Montagnier (11), affermano che vaccinare in massa in tempo di epidemia non è prudente in quanto favorirebbe l’insorgenza di mutazioni nel patogeno.
Pur senza aver studiato medicina, ma analizzando semplicemente i dati di cui sopra e la situazione che si sta creando in Gran Bretagna (12) ed Israele (13) (14), nazioni con un’altissima copertura vaccinale e che da mesi assistono ad una crescita di casi attribuiti alla variante delta, si potrebbe concludere che la tesi del dott. Montagnier risulti la più vicina alla realtà.
Uno studio israeliano riportato dal Gazzettino (15) e da Il Messaggero (16) afferma che gli anticorpi naturali sono più efficaci del vaccino nel contrastare la malattia.
Numerosi studi scientifici dimostrano che la malattia da Covid può svilupparsi (17) tra persone giovani e sane dopo essere state vaccinate, e che dopo il vaccino, ci si può ammalare anche gravemente (18), si può essere portatori di contagio e si possono sviluppare malattie (19).
In alcuni casi è proprio dopo la vaccinazione che si sono registrati gravi focolai di infezione da Covid-19: le segnalo solo a titolo di esempio il caso dell’Ontario (20) e anche quello, forse più noto, della nave da guerra HMS Queen Elisabeth (21) dove, come forse sa, sono risultati positivi 100 membri del personale dell’equipaggio, tutti vaccinati con doppia dose. Molti altri dati sono inoltre facilmente reperibili online a supporto di questa tesi.
Un altro lampante esempio è quello dell’Olanda (22), dove quasi 1000 persone, in prevalenza giovani, sono risultate positive al Covid-19 dopo aver partecipato al festival Veknipt a Utrecht il 3 e 4 luglio, evento riservato a persone vaccinate o negative al tampone.
Quindi anche la “ripresa in sicurezza” che Lei, come tutti, auspica non è affatto garantita da una vaccinazione massiccia, in quanto ci sono già stati casi di persone che, pur vaccinate con doppia dose, hanno infettato, magari senza rendersene conto, altre persone, oppure si sono infettate e ammalate.
In Israele, addirittura, ad inizio agosto 2021 sono stati segnalati casi di contagi e persino di ricoveri dopo la terza dose.
Perché dunque, esimio Rettore, concludere che la vaccinazione “sta drasticamente diminuendo l’effetto della malattia” se i paesi ove la campagna di vaccinazione è stata più massiccia, sono stati i primi ad aver assistito ad un processo di selezionamento e potenziamento del virus? Se esiste qualche studio e qualche dato che può supportare tali affermazioni perché cortesemente non ce ne mette al corrente? Ovviamente di tutto ciò che le sto scrivendo troverà riportati tra le note e tra i link, notizie, analisi e dati scientifici che ne provino la veridicità. Ove ve ne fosse bisogno non indugerò a inviargliene altri.
Inoltre, moltissimi sono gli eventi avversi e persino i morti dovuti alla vaccinazione. Nei link in allegato le sarà possibile trovare, soltanto a titolo di esempio, notizie relative a ben 199 casi (23) di misteriosi decessi a seguito della vaccinazione, riportate da quotidiani locali e regionali. Si tratta, tuttavia, solo di una piccolissima parte di tutte le reazioni avverse e di tutti i decessi che, per vari motivi, sono state taciute o non riportate da fonti ufficiali.
Senza contare che gli studenti, la maggior parte dei quali sono giovani, hanno statisticamente pochissime probabilità di contrarre questa malattia in forma severa.
Benché lo stesso ISS non sia in grado, per mancanza di dati, di rassicurare circa i possibili effetti collaterali nell’ambito della fertilità (24), risalgono a pochi giorni fa le dichiarazioni della Federazione SIGO-AOGOI-AGUI-AGITE (che riunisce tutte le società e associazioni della ginecologia italiana) insieme alle società di Pediatria e Neonatologia (SIN-SIMP), che si sprecano nel decantare la sicurezza e la necessità di vaccinare persino le donne in gravidanza (25) (26) (27), nonostante i diversi squilibri verificatesi nel ciclo femminile e gli aborti a seguito del vaccino (28). Del resto, gli stessi allegati ai moduli di consenso informato di Astrazeneca (29), Pfizer (30), Moderna (31) e Johnson & Johnson (32) non garantiscono la sicurezza dei loro prodotti, in quanto dispongono di dati, studi ed esperienze limitati.
Mi domando se, caldeggiando il vaccino, Lei sarebbe in grado di garantire che questo non possa compromettere per sempre la fertilità dei giovani.
E potrebbe garantire che nessuno dei suoi studenti avrà la stessa sorte della diciottenne di Sestri Levante, Camilla Canepa, o del sottufficiale della MM Stefano Paternò, per le cui morti è stato riconosciuto un nesso causa-effetto con il vaccino? Potrebbe assicurare che a nessuno dei suoi studenti il vaccino provocherà un’ischemia, un infarto, una trombosi, una malattia autoimmune, una paralisi, un tumore, una miocardite, un evento di tossicità da ossido di grafene (33) e quant’altro?
Nemmeno i medici vaccinatori, del resto, sembrano essere così sicuri di non poter nuocere al paziente con la somministrazione di questo farmaco sottoposto a monitoraggio addizionale, dal momento che sono protetti dallo scudo penale per lesioni colpose e per omicidio colposo.
Ultimo aspetto, ma non in termini di importanza, di questa mia missiva è quello di evidenziare, con la mia più totale disistima, la folle e gravissima discriminazione che il Governo sta tentando di mettere in atto nei confronti delle persone non vaccinate (oppure che non vogliono o non possono farsi un tampone ogni due giorni) e che non mi sembra affatto in linea né con la nostra Costituzione, la quale ripudia ogni forma di discriminazione, né con le normative europee (per esempio il Reg CE 953/2021). Inoltre, anche il famoso dott. Andrea Crisanti non ha potuto nascondere come il Green Pass non sia uno strumento di sanità pubblica, bensì un incentivo alla vaccinazione (34).
Auspico, pertanto, che l’Università italiana, e in particolar modo l’Università di(il cui motto, ricordiamolo è “Universa Universis Patavina Libertas”), non accetti in alcun modo di discriminare una certa categoria di persone, vietando loro l’ingresso nelle sue strutture e la fruizione dei suoi servizi, e ritorni ad essere quel luogo in cui si formano le coscienze e lo spirito critico dei giovani.
Nella certezza che Lei, quale importante promotore della cultura nella nostra amatissima città, vorrà considerare anche le istanze di chi, come me, ha idee politiche differenti, e nella consapevolezza che la ricchezza culturale si fonda soprattutto sulla molteplicità di contributi culturali, Le porgo i miei più cordiali saluti.
Dott.ssa Collauto Sara

Il prof. Andrea Camperio Ciani dell’Università di Padova

Collega Rettore,
(non uso superlativi per ciò che segue),
io sottoscritto prof. Andrea Camperio Ciani, professore ordinario di codesta libera degli studi di Padova, avendo appreso dal decreto rettorale dell’obbligatorietà della tessera green pass per svolgere lezioni, dichiaro formalmente, a lei, e per conoscenza al ministro della università Messa ed al ministro della sanità Speranza, che avrò l’onore e la dignità di rimettere davanti a lei in mio green pass, accettando la sua dimissione dall’insegnamento dei miei corsi di “Evolutionary psycology, genes mind and social behavior”, e “Animal and human behavior”, e la radiazione della mia cattedra di insegnamento quale professore ordinario, e sospensione dell’intero stipendio. Io mi prendo la responsabilità di ciò che affermo, e aspetto il suo decreto di radiazione da codesta Università di Padova.
Sottolineo che in una università libera quale credevo fosse, l’appartenenza a tessere di partito, fasciste o di green pass fossero avulse, dato lo spirito libertario e democratico che credevo ci appartenesse. Sono fiero pronipote del prof. Costanzo Zenoni, che rinunciò alla cattedra di Anatomia all’Università diper non aderire al partito fascista. Antenati patrioti, eroi e pensatori, mi avevano illuso che l’università avesse appreso principi di libertà e democrazia, vedo che così non è e me ne assumo le responsabilità.
Mi rifaccio al patto sociale di Hobbs che, più di trecento anni fa, sanciva quanta libertà il cittadino dovesse abdicare allo stato e quanta tenersela, dichiaro che in nome della libertà, individuale, per tutti i no vax che non condivido, ma tollero, insieme a testimoni di Geova, ed ai timorosi, o male informati, ritengo che discriminarli sia opera liberticida ed oscurantista. Sono quindi fiero di rimetterle il mio mandato ed attendo il suo decreto di licenziamento.
Viva la libertà qualunque essa sia.
In fede,
prof. Andrea Camperio Ciani

Gli Studenti del Conservatorio di Milano contro il Green Pass

Milano, 3 Settembre 2021
Alla cortese attenzione de
Il Presidente Raffaello Vignali
Il Direttore Cristina Frosini
I docenti tutti
Il personale tecnico e amministrativo
e p.c. a
Tutti gli studenti del Conservatorio di Milano e i loro rappresentanti
Il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi
I giornalisti e gli organi di stampa
Gentilissimi tutti,
scriviamo in risposta alle e-mail dei giorni 26 e 31 agosto 2021, riguardanti l’accesso alle Università e Istituzioni AFAM consentito solamente previa presentazione del Green Pass, obbligatorio per docenti, personale ATA e studenti, come da D.L. 111/2021 del 6 agosto. Siamo profondamente amareggiati nel constatare che tale provvedimento contrasta con i principi della Costituzione Italiana, che dovrebbero garantire il diritto ale allo studio a tutti i cittadini.
[…]
Considerando come gli articoli precedentemente citati siano parte della legge fondamentale dello Stato e abbiano quindi maggiore rilevanza rispetto a qualunque altra norma, che ad essi dovrebbe ispirarsi, ci chiediamo come sia stato possibile arrivare alla situazione attuale.
Teniamo a sottolineare come le generazioni precedenti hanno lottato e perso la vita per ottenere libertà che noi, oggi, diamo troppe volte per scontate e che sono state tolte a tutti coloro i quali hanno conservato libertà di scelta in merito alla propria salute rifiutando di sottoporsi a test diagnostici invasivi e non gratuiti ogni 48 ore, che per giunta hanno riportato un alto tasso di inattendibilità, certificato dallo stesso Istituto Superiore di Sanità (cfr. rapporto ISS Covid-19 n. 46/2020) (1), o ad una campagna vaccinale sperimentale, la cui efficacia nell’arginare i contagi è presentata come relativa, ad esempio, nello stesso foglietto illustrativo della Pfizer (nota informativa del modulo di consenso vaccinale Comirnaty: «potrebbe non proteggere completamente tutti coloro che lo ricevono e la durata della protezione non è nota» (2) e la cui sicurezza non è garantita (nota informativa Pfizer-BioNTech: «non è possibile al momento prevedere danni a lunga distanza» (3).
Calamandrei disse in una conferenza il 26 gennaio 1955: “La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.”
E per questo, noi vogliamo far sentire la nostra voce, perché ci hanno sempre insegnato che solo con il dialogo e il confronto tra opinioni e non attraverso il conformismo, l’indifferentismo e la cieca obbedienza, si contribuisce al progresso dell’umanità.
Ci hanno insegnato che lo sviluppo di una persona libera avviene nel momento in cui essa è in grado di manifestare i propri punti di forza e la propria personalità attraverso lo studio di una particolare disciplina, o attraverso un lavoro esercitato con passione e libertà e speravamo che fossero proprio gli atenei e le scuole a difendere in prima linea il clima di libero dialogo e di inclusione, mentre è proprio da parte di questi ultimi che ora ci sentiamo vittime di una discriminazione che, di fatto, ha scarse evidenze scientifiche.
Per dimostrare tale affermazione elenchiamo in seguito svariati dati, riportando le relative fonti.
Consultando il sito dell’ISS si riscontra chiaramente come, rispetto al 2020 non ci sia stato alcun drastico calo di casi COVID-19 grazie all’avvento della campagna vaccinale e, anzi, un aumento drammatico delle infezioni e dei decessi:

  • periodo 18-31 maggio 2020: 6.350 nuovi casi, di cui 81 deceduti (4)
  • periodo 17-30 maggio 2021: 52.191 nuovi casi, di cui 99 deceduti (5)
  • periodo 1-14 giugno 2020: 3.640 casi, di cui 42 deceduti (6)
  • periodo 31 maggio-13 giugno 2021: 26.960 nuovi casi, di cui 87 deceduti (7)
  • periodo 15-28 giugno 2020: 2.837 casi, di cui 27 deceduti (8)
  • periodo 14-27 giugno 2021: 12.427 nuovi casi, di cui 22 deceduti (9)
  • periodo 6-19 luglio 2020: 2.746 casi, di cui 13 deceduti (10)
  • periodo 5-18 luglio 2021: 26.805 nuovi casi, di cui 21 deceduti (11)
  • periodo 13 – 26 luglio 2020: 3.057 casi, di cui 21 deceduti (12)
  • periodo 12 – 25 luglio 2021: 48.498 nuovi casi, di cui 40 deceduti (13)

Per fare un ulteriore esempio, la pubblica sanità inglese, considerata un baluardo della campagna vaccinale, continua a pubblicare dati sempre meno confortanti riguardo l’efficacia della copertura garantita dai vaccini effettuati sulla popolazione:

  • briefing n. 13 al 27/05/2021: 12 morti totali, di cui 8 non vaccinati e 4 vaccinati (percentuale non vaccinati 66,67%) (14)
  • briefing n. 14 al 3/06/2021: 17 morti totali, di cui 11 non vaccinati, 5 vaccinati e 1 ignoti (percentuale non vaccinati 64,71%) (15)
  • briefing n. 15 al 11/06/2021: 42 morti totali, di cui 23 non vaccinati e 19 vaccinati (percentuale non vaccinati 54,76%) (16)
  • briefing n. 16 al 18/06/2021: 73 morti totali, di cui 34 non vaccinati, 37 vaccinati e 2 ignoti (percentuale non vaccinati 46,58%) (17)
  • briefing n. 17 al 25/06/2021: 109 morti totali, di cui 38 non vaccinati, 68 vaccinati e 3 ignoti (percentuale non vaccinati 34,86%) (18)
  • briefing n. 18 al 9/07/2021: 257 morti totali, di cui 92 non vaccinati, 163 vaccinati e 2 ignoti (percentuale non vaccinati 35,80%) (19)
  • briefing n. 19 al 23/07/2021: 460 morti totali, di cui 165 non vaccinati, 289 vaccinati e 6 ignoti (percentuale non vaccinati 35,87%) (20)
  • briefing n. 20 al 6/08/2021: 742 morti totali, di cui 253 non vaccinati, 481 vaccinati e 8 ignoti (percentuale non vaccinati 34,10%) (21)
  • briefing n. 21 al 20/08/2021: 1189 morti totali, di cui 390 non vaccinati, 783 vaccinati e 16 ignoti (percentuale non vaccinati 32,80%) (22)

Oltre ai numeri sopracitati, altri eventi testimoniano quanto le persone munite di Green Pass siano in grado di contagiarsi e di contagiare: si vedano i circa 1000 casi di positività a seguito del Festival di Veknipt a Utrecht, in Olanda avvenuto il 3 e 4 luglio, la cui partecipazione era esclusivamente riservata a chi esibisse il “lasciapassare sanitario” (23), i 20 contagi emersi a bordo della nave Amerigo Vespucci, tutti riguardanti persone vaccinate con doppia dose (24), o l’aumento vertiginoso dei contagi in Israele (nazione con altissima copertura vaccinale), che contempla addirittura alcuni casi di positività, anche gravi, a seguito dell’inizio della somministrazione della terza dose (14 casi di cui due ospedalizzati) (25).
Si sottolinea anche come numerosi medici e scienziati, tra cui il premio Nobel per la medicina Luc Montagnier, abbiano più volte affermato come vaccinare in massa durante un’epidemia non sia una mossa prudente, in quanto favorirebbe l’insorgenza di mutazioni del virus e di conseguenza di pericolose varianti (26), tesi che viene ragionevolmente confermata da tutti i dati sopraelencati.
Purtroppo, infine, la campagna vaccinale oltre a non essersi rilevata così efficace, sta generando molteplici effetti avversi (miocarditi, pericarditi, trombosi, infarti, emorragie cerebrali…), anche gravi, di cui né le case farmaceutiche, né lo Stato, né i medici hanno voluto assumersi le responsabilità, le quali sono state scaricate, tramite consenso informato, sulla “libera scelta” dei cittadini, da mesi sottoposti ad una fortissima pressione mediatica, ora sfociata in obbligo surrettizio alla vaccinazione e ad un progressivo isolamento sociale.
Per i dati in riferimento a quest’ultima affermazione si vedano, ad esempio, i 199 casi documentati da quotidiani locali italiani nel solo periodo tra l’1 e il 15 luglio (27), il caso della diciottenne di Sestri Levante Camilla Canepa e i dati raccolti dall’Eudravigilance (banca dati europea di farmacovigilanza dell’EMA) che, al 31 luglio 2021, contavano per i soli paesi dell’Unione Europea un totale di 20.594 morti associate ai vaccini anti-Covid e un totale di 1.960.607 effetti avversi provocati dagli stessi (dei quali 968.870 gravi).
Alla luce di questi dati e considerando l’esistenza di protocolli farmacologici di terapia domiciliare che, come testimoniato, ad esempio, dai medici di ippocrateorg.org e del Comitato Cure Domiciliari Covid-19, si sono rivelati efficaci con oltre 60.000 pazienti guariti, continuiamo a porci domande relative al pensiero unilaterale secondo cui la vaccinazione sarebbe l’unica via d’uscita dalla pandemia.
Sulla base di tutte le evidenze sopracitate emerge quanto il Green Pass sia inutile dal punto di vista della tutela della sanità pubblica, poiché non garantisce la negatività di chi lo detiene e quanto invece rappresenti uno strumento politico di natura coercitiva, dal momento che toglie la libertà di usufruire della gran parte dei servizi pubblici, del diritto al lavoro e allo studio, offrendo come sola alternativa (oltre all’avvenuta guarigione dalla malattia) un trattamento sanitario invasivo e costoso (tampone diagnostico SARS-Cov-2).
Come potrebbe un simile mezzo garantire la ripresa delle attività universitarie in piena sicurezza? La discriminazione effettuata dal “lasciapassare sanitario” è condannata, oltre che dalla Costituzione Italiana, anche da leggi europee ed internazionali:

  • Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, art. 21, comma 1: «È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali.» (28)
  • CEDU (Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo), art. 14: «Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o quelle di altro genere, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita od ogni altra condizione.» (29)
  • Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, art. 2: «Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.» (30)
  • Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, art. 3: «Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica. Nell’ambito della medicina e della biologia devono essere in particolare rispettati: il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge, il divieto delle pratiche eugenetiche, in particolare di quelle aventi come scopo la selezione delle persone; il divieto di fare del corpo umano e delle sue parti in quanto tali una fonte di lucro; il divieto della clonazione riproduttiva degli esseri umani.» (31)

In merito a quest’ultimo articolo è opportuno sottolineare anche che la necessità del consenso libero e informato si estende non solo al vaccino, ma a qualsiasi trattamento diagnostico sanitario ivi compresi i tamponi per l’accertamento dell’infezione da SARS-Cov-2 (cfr. L.145/2001 di Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei diritti dell’uomo e della dignità dell’essere umano (32) e L. 217/2019 riguardo il consenso informato a qualsivoglia trattamento diagnostico e sanitario (33).
Considerando la stessa legge europea in materia di Green Pass si riporta il considerando 36 del regolamento UE 953/954 del 14 giugno 2021 (34): «È necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate, per esempio per motivi medici, perché non rientrano nel gruppo di destinatari per cui il vaccino anti COVID-19 è attualmente somministrato o consentito, come i bambini, o perché non hanno ancora avuto l’opportunità di essere vaccinate, o hanno scelto di non essere vaccinate. Pertanto il possesso di un certificato di vaccinazione, o di un certificato di vaccinazione che attesti l’uso di uno specifico vaccino anti COVID-19, non dovrebbe costituire una condizione preliminare per l’esercizio del diritto di libera circolazione o per l’utilizzo di servizi di trasporto passeggeri transfrontalieri quali linee aeree, treni, pullman, traghetti o qualsiasi altro mezzo di trasporto. Inoltre, il presente regolamento non può essere interpretato nel senso che istituisce un diritto o un obbligo a essere vaccinati.»
Ricordando che l’art. 9 del D.L. 52/2021 (35), che introduce il Green Pass prevede espressamente l’applicabilità delle norme italiane solo se compatibili con il Regolamento CE 953/2021, si evince l’assoluta non obbligatorietà della “certificazione verde”, già disposta dal Consiglio d’Europa con la risoluzione n. 2631 del 27 gennaio 2021 (36): «L’assemblea invita gli stati membri e l’Unione Europea ad assicurare: – che i cittadini siano informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno può essere sottoposto ad una pressione politica, sociale o di altro genere affinché si vaccini se non desidera di farlo; – che nessuno sia discriminato per non essere stato vaccinato a causa di possibili pericoli per la salute o perché non vuole farsi vaccinare.»
Infine, sulla base della circolare organizzativa riguardante l’obbligo di Green Pass per l’accesso al Conservatorio di Milano, viene stabilito che «in assenza del Green Pass, non è possibile accedere alla sede del Conservatorio di Milano per tutto il periodo di efficacia del decreto legge 6 agosto 2021, n. 111 e per le eventuali proroghe», quando nel D.L. 111/2021 del 6 agosto non è in alcun modo legittimata la negazione dell’accesso all’ateneo, la quale di fatto costituisce violenza privata (art. 610 c.p.) : «Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni.».
Si conclude che la minaccia espressa di impedire l’accesso all’ateneo agli studenti sprovvisti di Green Pass, oltre ad integrare grave reato, costituisce anche un inadempimento contrattuale in relazione al contratto concluso, in relazione al corso di studi al quale gli studenti sono iscritti. Riconoscenti dell’impegno messo in atto dalla Direzione prima e durante questo periodo di emergenza sanitaria, ci auguriamo che i dubbi e le perplessità da noi sollevati in questa lettera possano trovare ascolto e abbiamo fede che il Conservatorio di Milano, così come tutte le Università italiane, ritorni ad essere un luogo in cui si costruiscono coscienze critiche, aperte al dialogo e sempre attive nel difendere la libertà.
Grazie per l’attenzione
Gli Studenti del Conservatorio di Milano contro il Green Pass

Gli studenti dell’Università di Bergamo

Bergamo, 1 Settembre 2021
Alla cortese attenzione de
I docenti tutti
I ricercatori e i dottorandi
I componenti del Senato Accademico
Il Magnifico Rettore Remo Morzenti Pellegrini
Il personale tecnico e amministrativo
I responsabili delle Biblioteche di Dipartimento
Gli uscieri dell’Università degli Studi di Bergamo
e p.c. a
Tutti gli studenti dell’Università degli Studi die i loro rappresentanti
L’Associazione Laureati Università di Bergamo, LUBERG
I giornalisti e gli organi di stampa
Gentili tutti,
vorremmo iniziare col ricordarvi alcuni presupposti eletti a linee-guida della nostra Università, così ben esposti nel manifesto disponibile sul sito della stessa:
“La mission della nostra università è già tutta racchiusa nel suo nome: universĭtas. Apertura, pluralità, libertà, incontro, appunto: “universalità”. Sapere vuol dire sfidare i tempi, saperli scuotere. Un’interpretazione preconfezionata non è mai buona: ogni interpretazione pretende infatti una mente critica.”
Dunque: apertura, pluralità, libertà, incontro, universalità, capacità di porsi criticamente rispetto ai tempi e di sfidarli. Insieme a voi, crediamo e vorremmo continuare a credere in questi valori, che il biglietto da visita della nostra università – come di molte altre università d’Italia e del mondo – dichiara esplicitamente di tenere in alto grado. Ma oggi, alla luce del D.L. 111/2021 del 6 agosto (Misure urgenti per l’esercizio in sicurezza delle attività scolastiche, universitarie, sociali e in materia di trasporti), si impone un principio di discriminazione, legittimato da motivazioni presentate come medico-scientifiche, che ci appare agli antipodi di quella stessa inclusività posta sin dall’etimo a fondamento dell’istituzione universitaria. Con questo provvedimento discriminante e divisivo vengono di fatto esclusi dal diritto allo studio e dai servizi erogati dall’Università – o ne viene gravemente limitata l’accessibilità ‒ tutti coloro che per legittima scelta
personale non intendono prestarsi a trattamenti sanitari invasivi e a proprie spese, quali i tamponi PCR, né aderire alla campagna vaccinale sperimentale, consapevoli di come sulla reale attendibilità dei primi e, soprattutto, sulla validità e sulla sicurezza della seconda manchi ad oggi un accordo scientifico risolto e unanime.
Com’è possibile accettare che strumenti sanitari di dubbia efficacia condizionino i principi di apertura, libertà e indipendenza dell’insegnamento universitario?
Ancora in piena emergenza pandemica, il nostro stesso Rettore aveva avuto modo di ribadirci alcuni obiettivi essenziali dell’Istituzione che è chiamato a rappresentare, promettendo di mantenere l’Università saldamente imperniata sui principi di inclusione (“garantire un sapere condiviso e relazionale, email del 31 marzo 2020; siamo una comunità dove studiano e lavorano tante persone, dove ognuno deve essere rispettato tanto nei propri doveri quanto nei propri diritti”, email del 29 aprile 2020) e di coesione (“l’obiettivo dell’UniBg di farvi provare sempre e comunque la forza coesiva che deve caratterizzare un Ateneo […] crediamo fortemente nel nostro procedere uniti, nonostante le difficoltà che possono presentarsi”, email del 14 ottobre 2020). Non ha dimenticato nemmeno di sottolineare l’impegno dell’Università nel garantire un sostegno costante (“senza mai permettere che il vostro e, anzi, il nostro percorso verso le conoscenze possa essere interrotto”, email del 4 novembre 2020).
Questa promessa, però, sembra ora venir meno, con la comunicazione del 10 agosto 2021 agli studenti: “tutti coloro che accederanno, per motivi di studio o lavoro, alle sedi universitarie dovranno essere infatti in possesso del cosiddetto green pass”. Non un cenno a chi non si adegua a questo aut-aut, scegliendo di non sottoporsi ai tamponi diagnostici, il cui alto tasso di inattendibilità è certificato dallo stesso Istituto Superiore di Sanità (cfr. rapporto ISS Covid-19 n. 46/2020), né all’inoculazione dei vaccini sperimentali a mRna o a Dna ricombinante, la cui efficacia nell’arginare i contagi è presentata come relativa, ad esempio, nello stesso foglietto illustrativo della Pfizer: “potrebbe non proteggere completamente tutti coloro che lo ricevono e la durata della protezione non è nota” (dalla nota informativa 1 del modulo di consenso vaccinale Comirnaty).
Considerato che lo stesso vaccinato può contagiare ed essere a sua volta contagiato, ci si chiede quale possa in effetti essere la funzione del Green Pass, e se essa sia realmente di natura sanitaria o eminentemente politica. Anche la garanzia di non nocività dei vaccini sperimentali è alquanto dubbia: come esplicitato dal punto 10 del consenso informato (“non è possibile al momento prevedere danni a lunga distanza”), non si escludono possibili effetti collaterali a lungo termine, anche gravi.
Che ne sarà allora delle promesse di inclusione, di coesione e di sostegno per tutti gli studenti che sceglieranno di non aderire acriticamente e incondizionatamente alla sperimentazione vaccinale di massa o al tracciamento sanitario via Green Pass, dispositivo di controllo sociale e amministrativo in aperta violazione del diritto alla privacy dei propri dati?
Proprio a Bergamo, come se i molti lutti non fossero bastati, osiamo mettere in discussione quella che viene attualmente presentata come l’unica soluzione in grado di contenere il contagio? Sì, proprio a Bergamo, la città più colpita dalla pandemia. Come in tutt’Italia, ci si prepara ora a perdere anche l’universale diritto all’istruzione e alla cultura (sancito dalla nostra Costituzione all’art. 34) o quantomeno a vederne compromessa la fruibilità.
Proprio a Bergamo, la città in cui – com’è noto – il direttore del dipartimento di anatomia patologica dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, mettendo in discussione le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del Ministero della Salute che sconsigliavano di eseguire le autopsie sui corpi deceduti a causa del Covid, scoprì il ruolo decisivo della formazione dei trombi nell’aggravarsi della malattia, evidenziando la necessità dell’utilizzo dei farmaci anticoagulanti.
Proprio a Bergamo, la città in cui il primo atto di disubbidienza in materia di pandemia si è dimostrato un primo passo verso la verità clinica.
Con lo stesso spirito, siamo portati oggi a dubitare dell’utilità scientifica, della legittimità giuridica e della liceità etica di un lasciapassare sanitario formalmente preposto a contenere la diffusione del Covid-19. Questo strumento, infatti, oltre a non garantire la non-contagiosità dei suoi detentori, comporta la discriminazione nei diritti costituzionali in base allo stato di salute e all’assunzione di un prodotto sperimentale (non privo di possibili effetti collaterali gravi) per una malattia ritenuta curabile da sempre più medici con i protocolli farmacologici di terapia domiciliare (come testimoniato, ad esempio, dall’esperienza dei dottori di ippocrateorg.org e del Comitato Cure Domiciliari Covid-19, a smentire con oltre 60.000 guariti la diffusa vulgata secondo cui non esistono valide alternative mediche al vaccino).
Proprio a Bergamo, dove a inizio pandemia l’abbandono dei pazienti fino all’aggravarsi della malattia e l’inopportuna pratica di ventilazione forzata precoce hanno contribuito a causare così tante morti, possiamo permetterci altri errori?
Oggi chiunque critichi l’effettiva utilità sanitaria e la neutralità politica del Green Pass rischia di attirarsi quella stessa accusa di “irresponsabilità” che viene già disinvoltamente rivolta, con modi sempre più violenti e intimidatori, a chiunque decida di non farsi iniettare i vaccini genici a mRna e a Dna ricombinante (la cui fase di sperimentazione terminerà, per i diversi brevetti, tra il 2022 e il 2023). Ci si chiede quale considerazione del concetto di responsabilità abbia realmente oggi chi ci governa, laddove Stato, istituzioni e multinazionali farmaceutiche – ben lungi dall’assumersi la responsabilità delle proprie decisioni politiche e tantomeno i rischi degli effetti avversi da vaccini – li scaricano sul senso civico e sulla “libera scelta” dei cittadini stessi. La manleva di responsabilità avviene tramite consenso informato, accompagnata da forme di pressione psicologica, sociale e mediatica che giungono ora a compimento con l’imposizione del Green Pass, una sorta di obbligo indiretto che preclude – in assenza di tamponi diagnostici o certificati d’avvenuta vaccinazione – l’accesso a servizi essenziali.
Queste misure, come l’obbligo vaccinale ventilato in queste settimane, sarebbero forse più comprensibili e accettabili se il rapporto benefici/rischi della vaccinazione anti-Covid 19 fosse nettamente a vantaggio dei primi, ma anche su questo vi sono ragionevoli dubbi all’interno della stessa comunità scientifica. Al netto di una controversa ma in genere assai bassa letalità del virus (attestata secondo l’OMS allo 0,6%, senza considerare le differenze per fasce d’età e i casi di co-morbilità e patologie pregresse), si ricorda che tra gli effetti avversi a breve termine dei vaccini genici possono presentarsi gravi trombosi, danni neurologici, miocarditi e pericarditi; nel lungo termine, sono svariati gli scienziati che prospettano il serio rischio di effetti mutageni, infertilità, malattie autoimmuni e tumori. Perfino i dati ufficiali iniziano a parlare chiaro: l’Eudravigilance, la banca dati europea di farmacovigilanza dell’EMA, registrava al 31 luglio 2021 e per i soli paesi dell’Unione Europea un totale di 20.594 morti associate ai vaccini anti-Covid e un totale di 1.960.607 effetti avversi provocati dagli stessi (dei quali 968.870 gravi).
In fatto di responsabilità, com’è possibile sorvolare sulle gravi reazioni che possono conseguire dalla vaccinazione anti-Covid 19, specie per una fascia d’età, quella degli studenti universitari, in cui la relativa pericolosità del virus è ulteriormente ridotta?
Tornando a noi, e sempre a questo proposito, è utile a questo punto richiamare le parole del nostro Rettore, dalla citata email del 10 agosto 2021 sull’introduzione del Green Pass: “Contiamo sul vostro senso di responsabilità, come abbiamo sempre fatto, convinti che provvederete quanto prima (e possibile) a farvi vaccinare: solo in questo modo avremo la speranza di “tenere a bada” il contagio e, di conseguenza, di proseguire le nostre attività in presenza tutti insieme, senza paura di danneggiarci l’un l’altro”.
Caro Rettore, con la presente ci sentiamo di rassicurarLa: Lei può senz’altro contare sul nostro senso di responsabilità morale, non certo nel farci “quanto prima (possibile)” vaccinare (visto che il vaccino, come sopra ricordato, non assicura affatto di poter “tenere a bada” il contagio), bensì nel non assecondare, per il bene nostro e altrui, un nuovo ordine culturale, legislativo e sociale nutrito d’irresponsabilità politica e di coartazione tecnologico-sanitaria. Da parte nostra sarebbe relativamente comodo, facile e indolore accettare il requisito del Green Pass per meglio concentrarci egoisticamente sulla nostra singola carriera universitaria, apprestandoci a vivere il mondo di domani come se non fosse un prodotto delle nostre scelte (o delle nostre reticenze) di oggi. Disgraziatamente, però, il nostro senso di responsabilità ci trattiene dal farlo. A Lei che ce ne ha ricordato l’importanza, ci permettiamo così – a nostra volta – di ringraziarLa richiamandoLa a questo stesso principio, non solo nei riguardi dell’Università di Bergamo ma di tutti gli atenei lombardi di cui è coordinatore. A porsi idealmente di fronte a tutti gli studenti, indistintamente. E a ribadire, se vorrà, queste sue stesse parole suasive e perentorie. È sicuro di volersene prendere la responsabilità?
Insieme a tutti i destinatari della presente, ci chiediamo in particolare se anche i professori della nostra Università vorranno accondiscendere, foss’anche solo nel silenzio/assenso, a questa stessa sovrana attitudine alla deresponsabilizzazione, al pensiero unilaterale e semplificatorio, al silenziamento d’ogni dissenso critico, quando non già criminalizzato o patologizzato.
Esattamente novant’anni fa, nel 1931, venne imposto a tutti i professori universitari l’obbligo di giurare fedeltà al regime fascista, pena la destituzione dalla cattedra di cui erano titolari. Come ben sappiamo, solo 12 professori su 1.225 rifiutarono. Oggi il personale docente e non docente presente negli istituti universitari italiani ammonta a circa 125.600 persone: quanti di questi si rassegneranno ad accettare l’inaccettabile? Giova ricordare a tutti noi – che conosciamo così male la Storia – quanto ancora rischiamo di ripeterne gli orrori?
Cari professori: anche noi, come il Rettore nei nostri confronti, sappiamo di poter contare sul suo e sul vostro senso di responsabilità, certi “che provvederete quanto prima (e possibile)” a levare finalmente una voce contraria e non sottomessa dinanzi a questo provvedimento incostituzionale e inqualificabile, come alcuni vostri colleghi stanno già coraggiosamente iniziando a fare, da Andrea-Sigfrido Camperio Ciani (ordinario di Etologia, Psicobiologia e Psicologia evoluzionistica all’Università di Padova) a Francesco Benozzo (associato di Filologia e linguistica romanza all’Università di Bologna, candidato al Nobel per la Letteratura dal 2015). Forse non sarete tutti, forse sarete solo una piccola parte, ma ci basterà per essere fieri, una volta di più, di essere o essere stati vostri studenti. Ci sarà sufficiente per non incrinare la fiducia che in questi anni di studio abbiamo avuto e tuttora abbiamo in voi. Per non dover mettere in discussione, alla radice, il senso del vostro stesso insegnamento.
Se poi vorrete, spazientiti, sbirciare già alla fine di questo messaggio ben poco smart, social friendly o parcellizzabile in slogan pronti ad essere confutati con ottusa disinvoltura dai sedicenti fact-checker, troverete un nuovo motivo di delusione. Vedete, non ci firmiamo “Studenti contro il Green Pass”. Nemmeno “Studenti contro i sieri genici sperimentali a mRna e Dna ricombinante”, o “Studenti contro il terrorismo mediatico, il tracciamento sanitario e la digitalizzazione totalitaria”. Siamo, semplicemente, studenti dell’Università di Bergamo. Spiacenti di aggiungere un’inerte constatazione in un momento già governato dal consenso tautologico e dal culto dell’identico, ma, sapete, questo non è niente di più e niente di meno di quello che effettivamente siamo. Siamo parte della comunità universitaria. Ci siamo regolarmente iscritti, pagando le tasse universitarie. Abbiamo frequentato le lezioni, abbiamo sostenuto gli esami, anche con medie eccellenti. Durante il nostro percorso universitario, come tutti, siamo stati colpiti dai lutti e dalle restrizioni.
Infine siamo tornati in Università, per riprendere, terminare o proseguire i nostri studi. E ora? Ora, con il D.L. 111/2021 e la conseguente comunicazione del Rettore, chi è deciso a non accettare l’illegittima imposizione del Green Pass non sembra venir nemmeno contemplato nella vita universitaria, sia pure con altre modalità di partecipazione (senza curarsi del considerando n. 36 del regolamento 953/2021 del
Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea sull’uso del Green Pass, dove si sancisce che anche coloro che hanno scelto di non essere vaccinati non possono essere oggetto di discriminazione, diretta o indiretta).
Neppure un riferimento alla possibilità – comunque moralmente discutibile e insoddisfacente – di svolgere gli esami a distanza, ricorrendo a una modalità partecipativa così sistematicamente e agilmente adottata nell’anno e mezzo di emergenza pandemica. Ed eccoci esclusi, come accaduto ad altri studenti Unibg nel curioso caso di occultamento dei 192 commenti – in larghissima parte critici – sottoscritti al post di Facebook con cui l’Università di Bergamo informava dell’introduzione del Green Pass, lo scorso 23 agosto: fuori dal testo, fuori dal diritto, fuori dalla comunità. Confidiamo in una dimenticanza, in un refuso, a cui auspichiamo si rimedi presto, come a livello governativo si è fatto con quel celebre “per scelta” curiosamente omesso e poi reintegrato nella traduzione italiana dello stesso 953/2021. Perché questo è quello che siamo: studenti dell’Università di Bergamo, a rappresentanza di pressoché tutte le sue facoltà. Non ci qualifichiamo, non ci quantifichiamo. Potremmo essere 10, 100, 1000, 10000… Ma anche se fossimo solo in due, come erroneamente e grottescamente riportato dal Corriere della Sera-Bergamo in data 18 agosto 2021 riguardo ai primi due giorni di raccolta firme a Bergamo per la petizione indetta dal Prof. Granara, dovrete fare i conti con la nostra presenza. E con le nostre domande.
Da aspiranti filologi e filosofi, ci chiediamo come sia ammissibile una massificazione tanto violenta e un depauperamento tanto sistematico e su larga scala del linguaggio e del pensiero critico. Da aspiranti pedagogisti, ci domandiamo se tutto ciò non sottintenda un preoccupante stravolgimento dei concetti stessi di istruzione, di educazione e di insegnamento.
Da aspiranti psicologi, ci interroghiamo su quanto sia legittimo ed eticamente accettabile l’abuso di tecniche di condizionamento mentale da parte di mass media e istituzioni nel promuovere la campagna vaccinale.
Da aspiranti ingegneri, ci chiediamo quanto sia effettivamente fondato e corretto un utilizzo mediatico e strumentale di statistiche e dati, volti a giustificare restrizioni e norme politico-sanitarie.
Da aspiranti giuristi, ci interroghiamo su quanto siano tollerabili nel nome dell’emergenza sanitaria la drastica riduzione e il graduale smantellamento delle libertà fondamentali sancite dalla Costituzione Italiana e dell’ordinamento democratico del nostro Paese.
Da esseri umani, ci domandiamo quanto sia sostenibile questa china tecnocratica e disumana che si va profilando, e a quale idea di futuro autoritario e biomedicalizzato ci stiamo progressivamente adattando. Per paura, indifferenza o conformismo.
Ci chiediamo tutto questo, e lo chiediamo a voi. A ciascuno di voi.
Cosa deciderete di fare?
In un contesto di pianificato caos normativo e statistico dove di osservabile e verificabile sembra rimanere ben poco, e dove a dettare legge sono spesso gli scienziati più autoritari in luogo dei più autorevoli, avanziamo il sospetto che l’Università tutta rischi oggi di trovarsi davanti a un bivio cruciale. Può darsi, a ben vedere, che non siamo lontani dalla concreta, drammatica possibilità di regredire dai moderni principi
del metodo scientifico sperimentale – che delle Università rinnovarono, illuminarono e affinarono lo spirito – all’opacità di un nuovo, restaurando dominio del principio d’autorità, sclerotizzato in granitica e incontestabile Scienza. Per riconoscere la direzione più giusta e probabilmente più sana, può darsi che la strada da percorrere non sia all’insegna della paura e del controllo, bensì del coraggio e della libertà, debitamente scrostati dalle sedimentazioni propagandistiche di questi mesi.
E può darsi che al netto di tutti i ricatti morali e occupazionali del caso, non siamo altri che noi – mittenti e destinatari di questa lettera, insieme – i primi artefici del futuro che ci aspetta.
Da oggi stesso, ognuno di noi, individualmente, ne sarà responsabile.
Grazie dell’attenzione,
Studenti dell’Università di Bergamo

Gli studenti dell’Università di Udine


Alla cortese attenzione de

I docenti tutti

I ricercatori e i dottorandi

I componenti del Senato Accademico

Il Magnifico Rettore Roberto Pinton

Il Prorettore Angelo Montanari

Il personale tecnico e amministrativo

I responsabili delle Biblioteche di Dipartimento

Gli uscieri dell’Università degli Studi di Udine

e p.c. a

Tutti gli studenti dell’Università degli Studi die i loro rappresentanti

I giornalisti e gli organi di stampa


Siamo studenti dell’Università di Udine e vogliamo esprimere il nostro dissenso in merito alle misure adottate dalla nostra Università per la ripresa delle lezioni, lo svolgimento degli esami accademici e in generale le criticità emerse a seguito dell’adozione dello strumento di controllo denominato “Green Pass”. Riteniamo che questo provvedimento sia inefficace per la prevenzione della salute pubblica, divenendo piuttosto uno strumento discriminatorio che divide la società.


Con la presente ci poniamo anche l’obiettivo di contestare le motivazioni apportate dal Prorettore Angelo Montanari durante un colloquio avvenuto il giorno 8 settembre 2021. Vorremo inoltre esprimere la nostra amarezza per i tempi e i modi con cui questo colloquio è avvenuto: dopo svariati giorni dalla nostra richiesta, quando ormai le decisioni erano già state prese dall’Università e via Teams da parte del Pro Rettore anziché dal Rettore stesso.


In quell’occasione ci è stato detto che non sono giunte all’Università critiche circa le misure adottate per il ripristino delle lezioni in presenza. Confidiamo nella buona fede del Rettorato, del Prorettore e della Segreteria tutta nel non aver fatto caso alle due lettere protocollate e consegnate personalmente nelle quali esponevamo le stesse criticità qui riassunte, che si sono aggiunte alla precedente diffida a disapplicare il D.L. 111/2021 dell’avvocato Gottardis sottoscritta da studenti, docenti e personale amministrativo e rivolta direttamente al Rettore. Non manchiamo di ricordare il presidio seguito da corteo davanti al Rettorato il giorno 1 settembre 2021
nel quale era previsto l’incontro tra Rettore, Direttore generale e Governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. Il suddetto corteo è anche stato seguito e documentato da giornalisti ottenendo visibilità sugli apparati mediatici di televisione e stampa. Ci pare a questo punto quanto mai strano che la pasoliniana Italia del Palazzo e del potere non abbia sentito il clamor di popolo. Se non fosse ancora abbastanza evidente, ribadiamo la nostra ferma opposizione alle misure adottate dall’Università di Udine per la vincolata modalità di frequentazione delle lezioni in presenza e dello svolgimento degli esami accademici.


Mettiamo a conoscenza dell’Università di Udine che mercoledì 29 settembre si è tenuto un dibattito aperto a tutta la comunità organizzato da noi Studenti Contro il Green Pass intitolato “Esercitazioni di democrazia” e i cui relatori sono stati: Paolo Sceusa, presidente emerito di sezione della Corte di Cassazione e fondatore della scuola superiore di diritto e protezione dei minori, Paolo Gasparini, medico e ordinario di genetica medica presso l’Università degli studi di Trieste, David D’Agostini, avvocato cassazionista del Foro di Udine e docente di informatica all’Università degli studi di Udine, Antonella Riem, ordinaria di letteratura inglese e direttrice uscente del dipartimento di lingue e letterature straniere dell’Università degli studi di Udine. Lo scopo di questo incontro era quello di rendere evidente alla cittadinanza, ma soprattutto alle istituzioni, la situazione a cui noi studenti oggi siamo costretti, cioè di ritrovarci al di fuori del plesso universitario perché ci viene fisicamente impedito l’ingresso in esso negandoci così il nostro diritto allo studio.


Vista la mancata disponibilità dell’Università di Udine ad essere “aperta al dialogo e al confronto dei saperi”, le Esercitazioni di Democrazia si propongono perciò come luogo di incontro e confronto con la comunità.


Facciata dell’Istituto Comunale Provinciale di Toppo Wassermann, via Gemona 92 Udine



A tale proposito invitiamo tutto il personale universitario alle Esercitazioni di Democrazia che avranno luogo nelle settimane a venire.
Ci rivolgiamo anche ai rappresentanti degli studenti e al Consiglio degli Studenti i quali non si sono mai confrontati in modo democratico con tutti noi studenti raccogliendo i nostri pareri sulle possibili modalità di ripresa delle lezioni, prima che queste venissero aprioristicamente e unilateralmente approvate. Alle nostre richieste e perplessità in merito all’adozione del green pass per accedere alle strutture universitarie, la seguente è stata l’unica “risposta” preconfezionata da voi esposta:


Studentesse e studenti che per motivi di salute non possono vaccinarsi possono richiedere l’esonero al green pass e per questa categoria, nella nostra regione, sono previsti tamponi gratuiti in farmacia”.


È chiaro quindi a tutti come l’adozione del green pass non sia una misura sanitaria ma una manovra politica. Dalla vostra risposta si percepisce la vostra volontà di mettere alla gogna tutte quelle persone che hanno liberamente scelto di non sottoporsi ad una terapia sperimentale, le quali, non solo non vengono da voi prese in considerazione in fase di confronto, ma addirittura ignorate nelle loro legittime richieste e contestazioni, trattate come reiette da escludere dall’Università per aver operato una libera scelta, che peraltro è contemplata dalla legge. Facendo riferimento al nostro sito di Ateneo, ci permettiamo allora di ricordarvi le vostre funzioni:


“Il Consiglio degli Studenti è un organo collegiale di rappresentanza degli studenti ed è garante dell’autonoma partecipazione degli studenti all’organizzazione dell’ateneo.”


Ci è stato detto che le misure adottate dal nostro Istituto non sono discriminatorie né divisive. Ma come possiamo pensare che non lo siano quando coloro che hanno scelto a norma di legge di non vaccinarsi devono sostenere la spesa di tre tamponi settimanali per partecipare alle lezioni che vengono erogate esclusivamente in presenza per i soli esibitori del Green Pass? Dire che si può scegliere quando una strada è asfaltata (per i vaccinati) mentre l’altra è dissestata (per i non vaccinati) non è una scelta libera, ma vincolata. Ci viene detto a tale proposito che se vogliamo entrare all’Università in modo gratuito possiamo farci il cosiddetto vaccino anti Sars-CoV2, ma non è discriminatoria una scelta di salute che si basa sulla considerazione economica di “ciò che mi conviene”? Gentile Prorettore Montanari, a noi pare che lei si contraddica da solo affermando prima, che secondo lei il “vaccino”, analizzando costi e benefici, le risulta essere la scelta migliore, dopo che non riesce a capacitarsi del fatto che ci sia gente che può vaccinarsi gratuitamente e non lo fa. Secondo lei quindi ci si deve sottoporre a tale trattamento per il benessere sanitario o per la convenienza economica?


Sostiene inoltre, signor Montanari, che noi giovani non possiamo essere individualisti e pensare solo a noi stessi, dobbiamo vaccinarci per le persone anziane e deboli che ci circondano. Le ricordiamo, gentile Professore, che, non essendo predisposto l’ambiente universitario ad educare gli studenti bensì ad istruirli, non compete né a lei né a questo Istituto la trasmissione di valori morali. Veniamo trattati come bambini indisciplinati e non come adulti pensanti e in grado di argomentare in difesa del nostro legittimo diritto di scelta. Il suo tono paternalista tenuto durante il suddetto colloquio, signor Montanari, è stato totalmente inadeguato e ci ha fatto capire che da parte sua non c’è un’apertura per un ragionamento logico che prevedrebbe la possibilità di fruire delle lezioni per tutti nel rispetto delle scelte individuali. Ci lascia costernati comprendere che lei, uomo dotato di raziocinio, non accetti la logicità di trovare persone che optano per una scelta e altre che optano per un’altra essendoci questa possibilità costituzionale. Ognuno ha libertà di pensiero e se quello universitario sostiene che è giusto sbarrare la strada a coloro che prediligono liberamente una scelta, noi la contestiamo perché illegittima e anti democratica.


Come possiamo pensare che questa sia un’Università “libera da ignoranza e pregiudizi” e “inclusiva” quando discrimina socialmente ed economicamente una parte degli studenti per sottostare a leggi o simil leggi che non hanno nessun fondamento scientifico e che sono in contrasto con la Costituzione Italiana e con il Regolamento UE 953/2021, il quale espone chiaramente come sia “necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono state vaccinate” anche perché “hanno scelto di non essere vaccinate”?


Riportiamo parte della lettera scritta dal Professor Martelli e inviata al Dott. Paciolla:


“Ancor più grave è il supino ed acritico asservimento dei Rettori che dovrebbero rappresentare la guida della più alta Istituzione deputata a formare le classi dirigenti e produrre quella Ricerca e Conoscenza che, ancor più oggi, è il motore della crescita. Tutto questo ricorda purtroppo un passato non troppo lontano in cui quasi tutta l’Accademia firmò ed aderì ad un manifesto ed a leggi che non voglio neppure citare. Come è possibile che anche nel mondo accademico si sposi senza alcun criticismo l’opzione “vaccinarsi”, come un mantra, come se le parole, da sé stesse, avessero un potere dogmatico che impedisce qualunque riflessione, analisi di dati e informazioni non controllate dal Potere”.


Come possiamo pensare che la nostra sia un’Università “aperta al dialogo e al confronto dei saperi” quando ci vengono chiuse tutte le porte anche nel momento in cui cerchiamo di venire incontro all’Istituto con proposte quali la didattica a distanza? Non siamo studenti che preferiscono la didattica online, ma che ambiscono ad una didattica in presenza garantita allo stesso modo a tutti e senza discriminazioni. Il fatto di aver chiesto a questo
Istituto un compromesso che non rispetta comunque il nostro ideale di Università libera e aperta a tutti, ci fa solo onore.

Sede di Palazzo Antonini, Udine

mbra doveroso citare il dépliant informativo redatto da Francesco Bilotta e Anna Zilli e intitolato “Combattere le discriminazioni. Principi e regole per una società inclusiva” la cui “iniziativa è stata pensata dal progetto “Uniud Inclusiva” portato avanti dal Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità (CUG) dell’Ateneo, le cui azioni sono mirate a contribuire a diffondere la cultura del rispetto e delle pari opportunità, contro ogni discriminazione e violenza”. All’interno di tale dépliant sono enunciati diversi passi, come il seguente:


“Bisogna avere il coraggio dei diritti, vecchi o nuovi che siano. Non lasciarsi intimidire da chi ne denuncia l’inflazione, addirittura la prepotenza, la sfida ai valori costituiti. Viviamo un tempo di grande travaglio e difficoltà, che però non giustificano le inerzie.”


Vorremmo ricordare, Magnifico Rettore Roberto Pinton, le sue parole in merito a questo: “L’obiettivo è diffondere i valori fondamentali a cui la nostra Università si ispira: la lotta alle discriminazioni, le pari opportunità e l’inclusione. La Costituzione italiana all’art. 3 sancisce il principio di eguaglianza e su questo dobbiamo costruire la nostra azione quotidiana, tramite la scienza e la conoscenza che contribuiscono a liberarci da pregiudizi e ignoranza. Un concetto che è anche lo slogan del nostro Ateneo”. Giustamente ha citato la nostra Costituzione, di cui ci preme ricordarle per esteso alcuni dei 12 principi fondamentali:


E ancora:

Vorremmo anche ricordare a questa Università la Magna Charta Universitatum del 1988, firmata da 388 Rettori di diverse università europee, i cui principi fondamentali 1 e 3 recitano: “L’università opera all’interno di società diversamente organizzate sulla base di diverse condizioni geografiche e storiche ed è un’istituzione autonoma che produce e trasmette criticamente la cultura mediante la ricerca e l’insegnamento. Per essere aperta alle necessità del mondo contemporaneo deve avere, nel suo sforzo di ricerca e d’insegnamento, indipendenza morale e scientifica nei confronti di ogni potere politico ed economico”; “Essendo la libertà d’insegnamento, di ricerca e di formazione il principio fondamentale di vita delle università, sia pubblici poteri sia le università devono garantire e promuovere, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, il rispetto di questa esigenza prioritaria. Nel rifiuto dell’intolleranza e nel dialogo permanente l’Università diviene pertanto luogo privilegiato d’incontro fra professori, che abbiano la capacità di trasmettere il sapere e i mezzi di farlo progredire attraverso la ricerca e l’innovazione, e studenti che abbiano il diritto, la volontà e la capacità di arricchirsene.”

Come possiamo pensare che questa università sia promotrice di equità, inclusione ed uguaglianza quando alla domanda “è giusto essere discriminati in base ad una scelta tutelata dalla Costituzione Italiana e dai Regolamenti UE?” le uniche risposte che siete in grado di fornire sono le seguenti: “noi stiamo solo eseguendo ordini che ci arrivano dall’alto”? In merito a queste affermazioni, tanto simili a quelle date dal gerarca nazista Eichmann durante il processo del 1961, vorremmo riproporvi un’altra affascinante citazione riportata sempre nel suddetto dépliant:

Il contrasto delle discriminazioni va considerato un dovere di tutte e tutti: anche se non siamo le vittime di una discriminazione, la nostra sola tolleranza verso la discriminazione, di cui siamo testimoni, ci mette nella scomoda posizione di contribuire a legittimare socialmente quel meccanismo di esclusione che abbiamo visto in azione.”

Riprendiamo di nuovo le parole del professor Martelli:

“L’Università è, o dovrei dire era, il luogo deputato al pensiero libero, alla critica metodologica, alla Scienza con S maiuscola in cui si insegna che le teorie si dimostrano o si confutano sulla base di dati sperimentali e/o fattuali. Un supino accomodamento ad una norma, che, a detta degli stessi promotori politici, non ha alcun fondamento scientifico, ma semplicemente una “gentile“ modalità di convincimento dei cittadini a “vaccinarsi”.

Pare, inoltre, che l’Università non sia al corrente di prese di posizioni e azioni discriminatorie che avvengono al suo interno tra tutte le sue componenti, o meglio, è evidente che a questo Istituto pervengano solo alcune prese di posizione e affermazioni fatte da Docenti Uniud. Mettiamo allora a conoscenza l’intera Università dell’esistenza di frasi come “Io i non vaccinati li appenderei al muro” e ancora “I non vaccinati dovrebbero essere chiamati omicidi” pronunciate da Docenti dell’Università di Udine durante le lezioni e non solo. Gentile Rettore, non crede che anche in questo caso, come da lei sostenuto “gli studenti si aspettano di ascoltare la lezione” e non frasi discriminatorie nei loro confronti? O questo vale solo per quei Docenti che si esprimono contro la certificazione verde o contro i “vaccini” anti Sars-CoV2 pronunciando oltretutto un libero pensiero che non discrimina nessuno dei presenti in aula? A noi pare, gentile Rettore, che vengano dati due pesi e due misure in nome del sempre più predominante dogma “pensala come vuoi, purché la pensi come noi” che vige all’interno delle mura universitarie.

Durante il colloquio con il Prorettore, il Professor Mario Gregori aveva messo a conoscenza lo stesso Angelo Montanari di frasi discriminatorie nei confronti di coloro che non si sono sottoposti all’iniezione del siero sperimentale contro il Sars-CoV2. Essendo lei, signor Prorettore, un arduo promotore della non violenza, ci stupisce come non abbia voluto approfondire tali dichiarazioni e sottoporre ad eventuali provvedimenti disciplinari gli autori di tali frasi. Ci stupisce che lei non si renda conto che è l’Università stessa ad incitare alla paura e allo scontro sociale diffondendo odio e intolleranza tra gli studenti e i cittadini tutti. Attraverso l’utilizzo del lasciapassare verde, non si sta infatti risolvendo un problema di salute pubblica, quanto piuttosto si sta dividendo la società in due fazioni ciascuna tesa a difendere il proprio concetto di giustizia al di là della legge e della Costituzione che tutela, invece, la possibilità di scelta. Se è necessaria una tessera per entrare nelle scuole, nelle università, nelle palestre, nei ristoranti e nei bar, e se vengono nascosti e protetti certi contenuti mentre altri esaltati e ingigantiti, noi pensiamo, oggi più che mai, che la storia sia proprio ironica e beffarda: si ripete, ma la maggior parte degli esseri umani non se ne accorge.

Riprendendo la lettera degli studenti dell’Università di Bergamo, da aspiranti medici e infermieri ci interroghiamo su quanto sia tollerabile nel nome dell’emergenza sanitaria la graduale perdita della cura del paziente e del suo rispetto in quanto essere umano, al posto di una disperata ricerca nel prevenire qualsiasi male. Da aspiranti medici vorremmo che i nostri colleghi ricordassero San Massimiliano Kolbe, presbitero e francescano polacco proclamato santo nel 1982 da papa Giovanni Paolo II, il quale prendendo il posto di un padre di famiglia nel campo di concentramento di Auschwitz, morì dedicandosi totalmente agli altri.


“Questo è ciò che voglio fare nella mia vita… e Dio mi sia testimone, comunque decidiate oggi signori, guarderò ancora con fiducia il mio scopo: diventare il miglior medico che il mondo abbia mai visto.

Voi avete la facoltà di impedire che io mi laurei, potete impedirmi di ottenere il titolo, il camice bianco, ma non potete controllare il mio spirito, non potete impedirmi di apprendere, non potete impedirmi di studiare.

A voi la scelta: avermi come collega di lavoro, passionale, oppure avermi come voce fuori dal coro sincera e determinata, in entrambi i casi verrò forse considerato una spina, ma vi prometto una cosa: sarò una spina che non riuscirete a togliere.”

Patch Adams


Vogliamo, infine, appellarci agli studenti universitari tutti: siete studenti universitari e in quanto tali vi sproniamo a usare quel senso critico proprio di quell’istituzione di cui avete l’onore di fare parte.


“Le proporzioni gigantesche e planetarie del presente attacco all’Essere Umano, permettono di immaginare una proposta di svolta altrettanto gigantesca di tipo evolutivo.”

Paolo Sceusa

Studenti dell’Università di Udine


Autore: Gabriele Desinano

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